Suicidio collettivo: Padre, madre, figli e zia si lanciano dal 7° piano. Ossessionati dal covid

tenta il suicidio dal davanzale

Suicidio collettivo, è questa l’ipotesi più accreditata dopo i fatti accaduti in Svizzera, dove padre, madre, figlioletti e zia si sono lanciati dal settimo piano di un palazzo la scorsa settimana. Il drammatico gesto avvenuto giovedì scorso è costato la vita a quattro delle cinque persone dello stesso nucleo familiare.

A perdere la vita un uomo di 40 anni, la moglie di 41 anni, la gemella di questa e una bimba di 8 anni figlia della coppia. Ferito e in coma invece l’unico sopravvissuto, un adolescente 15enne, primogenito dei due coniugi.

SUICIDIO COLLETTIVO: QUESTA L’IPOTESI

Secondo gli inquirenti, la famiglia viveva rinchiusa in casa evitando contatti esterni e temeva che le autorità interferissero nel loro modo di vivere. Anche per questo il drammatico gesto è avvenuto quando alla porta di casa hanno bussato i poliziotti per eseguire un mandato relativo all’assenza del ragazzino da scuola da lungo tempo.

Inoltre, secondo quanto accertato dagli inquirenti, nessuno usciva di casa e solo la sorella gemella della madre dei bimbi lavorava. La presenza di madre e figlia piccola addirittura era sconosciuta alle autorità visto che erano state indicate come in partenza per il Marocco nell’aprile 2016.

Sembrerebbe che fin dall’inizio della pandemia, la famiglia fosse molto interessata alle tesi di cospirazione e di sopravvivenza. Aveva accumulato una scorta impressionante di cibo di ogni tipo, molto ben organizzata, che occupava la maggior parte delle diverse stanze dell’appartamento, per consentirle di affrontare una grave crisi. Tutto ciò sembra suggerire il timore di un’ingerenza dell’autorità nella loro vita.

L’ipotesi di suicidio collettivo è fomentata dal fatto che le cinque persone siano cadute da un’altezza di oltre venti metri, una dopo l’altra nell’arco di cinque minuti.

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