Alessandro Borghese: “Lavorare per imparare non significa per forza essere pagati. I ragazzi vogliono compensi importanti, da subito”

Alessandro Borghese

Alessandro Borghese: “Lavorare per imparare non significa per forza essere pagati. I ragazzi vogliono compensi importanti, da subito”. Queste le parole dello chef, secondo cui la pandemia ha cambiato le cose, i ragazzi hanno capito che stare in cucina non è come stare sul set di un programma tv e secondo lui l’altro problema è che peccano di devozione al lavoro e di umiltà. “Preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici. E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato”, le sue parole hanno scatenato molte polemiche sui social

Pochi giorni dopo Antonino Cannavacciuolo, che aveva annunciato lo slittamento del suo nuovo ristorante perché non trovava personale, si allunga la lista dei super chef che raccontano di essere in grande difficoltà nella ricerca di nuove risorse da inserire nelle loro brigate, in cucina e in sala. Fioccano le proposte di impiego ma in pochi, o nessuno, risponde agli annunci con un cambiamento rispetto a ciò che capitava fino a pochi anni fa.

Alessandro Borghese si lascia andare ad alcune dichiarazioni che in poche ore hanno creato molte polemiche sui social. Lo chef racconta ciò che gli è capitato lo scorso weekend, quando quattro ragazzi della sua brigata hanno dato forfait all’ultimo minuto e non c’era nessuno disposto a sostituirli. “Così a cucinare siamo rimasti io e il mio braccio destro: 45 anni io, 47 lui”.

“Preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici. E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato. E la pretesa di ricevere compensi importanti. Da subito“, osserva Alessandro Borghese.

Alessandro Borghese ha poi aggiunto: “Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati. Io prestavo servizio sulle navi da crociera con soli vitto e alloggio riconosciuti. Stop. Mi andava bene così: l’opportunità valeva lo stipendio. Oggi ci sono ragazzetti senza arte ne parte che di investire su se stessi non hanno la benché minima intenzione. Manca la devozione al lavoro, manca l’attaccamento alla maglia”.

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