Gas, Draghi: “senza gas russo maxi bollette e rischio recessione”

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Gas, Draghi: Dopo quaranta giorni di conflitto ucraino l’assunto è che l’efficacia delle sanzioni si misura in proporzione al danno che si è disposti a patire nell’applicarle. Funziona così quando il vero punto debole in cui andrebbe colpita l’economia russa, il suo export di gas e petrolio, è anche la più grande fonte di interdipendenza e soggezione per l’economia europea.

La Commissione Europea ha deciso di fare un primo passo in questa direzione, vietando le importazioni di carbone dalla Russia.

Nel frattempo, la diplomazia di Palazzo Chigi lavora con grande prudenza e sull’eventualità di un embargo Ue al gas russo l’Italia si limita a una posizione di sostanziale attesa. «Se tutta l’Europa è d’accordo, certo non saremo noi a tirarci indietro», è la linea che filtra da giorni dalla presidenza del Consiglio. “Massima solidarietà a Di Maio. Il governo appoggia in pieno il suo impegno a difesa dell’Ucraina e a favore della pace”, dice chiaramente Draghi.

Se da una parte sono evidenti le motivazioni geo politiche che spingono in un senso, soprattutto dopo gli orrori mostrati a Bucha, dall’altra non sono trascurabili le ricadute economiche. L’Italia, con la Germania, è uno dei due Paesi europei che più dipende dal gas russo.

Che Palazzo Chigi si muova con grande prudenza, dunque, è comprensibile. Anche sotto il profilo strettamente diplomatico, visto che da qualche settimana Draghi sta cercando di ritagliarsi un ruolo centrale in una possibile mediazione con Putin.

Così, il premier continua a sostenere la bontà del cosiddetto price cap, un tetto europeo per regolarne e controllarne il prezzo. In alternativa, è allo studio l’ipotesi di sospendere i pagamenti diretti a Mosca, dirottandoli su un conto vincolato al quale Gazprom potrà accedere solo quando ci sarà il cessate il fuoco. Un’eventualità su cui si stanno confrontando le diverse cancellerie europee e su cui è stato chiesto un parere anche alla Commissione Ue.

La guerra sta spingendo l’Italia verso fonti alternative al gas russo. A prescindere da come e quando finirà l’invasione, è evidente che il nostro Paese non può più dipendere da uno Stato sostanzialmente ostile.

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