Terza guerra mondiale, in arrivo l’incubo

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Terza guerra mondiale, nel 62° giorno di conflitto.

I bombardamenti degli snodi ferroviari a Ovest e i nuovi colpi sulla zona di Leopoli, mirati a fermare gli approvvigionamenti in ingresso dalla frontiera occidentale hanno contribuito a fare salire la tensione. Oltre a ciò, le dichiarazioni provenienti dal governo britannico, secondo le quali le armi concesse da Londra alla resistenza di Kiev possono essere utilizzate legittimamente per colpire obiettivi della catena logistica anche all’interno dei confini russi.

Si tratterebbe, com’è evidente, di un pesante salto di qualità del conflitto. Sarebbero messi nel mirino soltanto depositi e basi, non infrastrutture civili, ma ugualmente il rischio di danni collaterali resterebbe alto. E, in ogni caso, anche l’eventualità che la rappresaglia salga di livello diventerebbe concreta.

Nella stessa direzione di un coinvolgimento indiretto sempre più forte nella terza guerra mondiale è arrivato, in contemporanea agli ultimi fatti, l’annuncio dalla Germania del sì alla concessione di un centinaio di carri armati Leopard, mentre alcuni droni avrebbero già preso la via del fronte nel Donbass. Manca ancora l’ultimo sì formale, ma saremmo di fronte a una svolta nell’atteggiamento del cancelliere Olaf Scholz, finora il più riluttante tra i leader dei grandi Paesi occidentali a dare il via libera all’ulteriore riarmo di Kiev.

Intanto, a Ramstein, sempre in Germania, si riunivano una quarantina fra ministri della Difesa del fronte occidentale per decidere come continuare a sostenere le Forze armate ucraine davanti all’offensiva russa nell’Est. Il capo del Pentagono, Lloyd Austin, ha coordinato il vertice, che diventerà una consultazione mensile, altro segno del probabile prolungamento delle ostilità.

A Mosca, di fronte all’ipotesi di una terza guerra mondiale, Guterres non ha potuto ottenere per ora risultati significativi. L’idea di un gruppo di contatto Onu, Russia e Ucraina è sul tavolo, così come la proposta di istituire efficaci corridoi umanitari nelle zone dei combattimenti e di creare un pool indipendente per indagare sui presunti crimini di guerra dell’Armata che ha invaso il Paese fratello.

Da parte del Cremlino non si sono viste aperture, soltanto il ripetersi di un colloquio a distanza di metri tra lo Zar e Guterres, seduti alle due estremità del lungo tavolo bianco. Ribadite le condizioni sulla Crimea e il Donbass, da riconoscersi come pienamente autonomi. L’ora del negoziato sembra pertanto allontanarsi allorché le due parti stanno mettendo sul terreno più mezzi e cercano di prevalere sull’avversario basandosi soprattutto sulla forza di fuoco che riescono a sviluppare.

Soltanto dalla Cina arrivano segnali più distensivi in merito ad una possibile terza guerra mondiale. Pechino afferma di non volere una Terza guerra mondiale e chiede alle due nazioni belligeranti di esplorare la via diplomatica. Pechino possiede certamente il peso politico ed economico, in particolare su Mosca, per imporre un negoziato che non sia soltanto di facciata. È possibile che la leadership cinese stia valutando in modo diverso, rispetto all’inizio del conflitto, l’andamento della crisi.

In una prima fase era plausibile pensare che l’invasione avrebbe diviso e indebolito l’Occidente, circostanza gradita a Xi Jinping. Il prolungarsi della guerra, tuttavia rischia di minacciare una terza guerra mondiale. Ciò non vuol dire che la Cina abbandonerà le parti della Russia per assumere una nuova neutralità. Potrebbe lavorare per una tregua e un congelamento del conflitto, al fine di scongiurare un’estensione dei combattimenti ma lasciando aperta una situazione scomoda per tutti e non troppo penalizzate per l’alleato Vladimir Putin.

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