Vaiolo delle scimmie: bisogna risalire alla catena di contagio per capire se siamo di fronte a qualcosa di nuovo

vaiolo delle scimmie

Vaiolo delle scimmie, c’è un primo caso in Australia e da Spagna e Gran Bretagna arrivano conferme su altri pazienti che si aggiungono a quelli già segnalati nei giorni scorsi. In più, giovedì dagli Usa è arrivata la segnalazione di un uomo infettato dal monkeypox che aveva viaggiato in Canada. Pur essendo poco frequente al di fuori dell’Africa questa patologia, perlopiù benigna ma che in passato ha registrato una letalità tra l’1 e il 9-10% rispettivamente in Africa occidentale e in Congo, comincia a mettere in allerta le autorità sanitarie.

I responsabili delle varie agenzie hanno attivato una rete di monitoraggio del vaiolo delle scimmie: è fondamentale risalire alla catena di contagio per capire se ci si trova di fronte alla malattia nota, per cui ci sono vaccini e farmaci anche se in quantità limitate, oppure qualcosa che è diverso rispetto al passato. Il virus, in quanto tale, è noto e gli esperti ricordano che c’è già stato un cluster negli Usa nel 2003 riferibile ai roditori chiamati cani della prateria infettati da animali che erano arrivati dal continente africano illegalmente. Ma quello su cui si deve indagare è come mai si siano contagiate persone che non hanno viaggiato in paesi dove il virus del vaiolo delle scimmie è presente e magari endemico.

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