Matteo Renzi per tutta la giornata di ieri è andato avanti con la minaccia di una mossa clamorosa come quella della mozione di sfiducia a Bonafede per via della Prescrizione: “Mi hanno dipinto come se fossi finito all’angolo ma in realtà sono loro ad avere le spalle al muro. Noi non molliamo nemmeno di un centimetro. Dicono che io mi fermo per aspettare le nomine. Si vede che non mi conoscono”. Dario Franceschini, capo delegazione del Pd, ha immediatamente replicato: “Se un partito di maggioranza minaccia di sfiduciare un ministro, sta minacciando di sfiduciare l’intero governo”.
L’obiettivo di Italia Viva è spaccare il partito di Zingaretti sul tema. “A provocazioni rispondiamo con provocazioni. Ci muoveremo senza mediazioni al ribasso”, afferma Ettore Rosato. Anche il ministro Teresa Bellanova commenta: “Conte deve fare ogni sforzo per trovare una mediazione”. Ma se non si dovesse trovare la quadra si andrà alla conta, sempre che Iv faccia sul serio. Negli uffici del partito si procede con i calcoli. A palazzo Madama Renzi è convinto di avere tutti i voti del suo partito, tutti quelli delle opposizioni e anche qualcuno del Pd, i cui voti servono per raggiungere i numeri per la sfiducia.
L’idea è che se il governo metterà la fiducia per blindare il decreto Milleproroghe che potrebbe contenere il lodo ‘Conte bis’ sulla prescrizione Italia Viva voterà sì. Pronta poi però a presentare in Senato la mozione di sfiducia. E, secondo loro, “a quel punto il ministro Bonafede sarebbe costretto a dimettersi”. Il capo politico del M5s, Vito Crimi, punta il dito per “gli accenti totalmente fuori luogo”. E se Renzi non chiude all’idea di andare all’opposizione e non esclude che su questo tema possa terminare l’esperienza giallorossa si continua a lavorare al dossier.
Tanto che il maxiemendamento che oggi il Governo avrebbe dovuto presentare al Milleproroghe è ancora in fase di studio. Più impegnativo il percorso per assicurare alla proposta di modifica la certezza di superare il vaglio dell’ammissibilità. Un modo per prendere tempo poiché nella maggioranza c’è la piena consapevolezza che una mozione di sfiducia a Bonafede frantumerebbe il Conte bis, già frenato dalle ritrosie del Movimento ad allearsi con i dem alle prossime elezioni regionali.
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