Fornasari: “Il plasma è a tutti gli effetti un farmaco, la cui efficacia clinica nelle persone affette da Covid-19 è’ stata dimostrata in molti studi aneddotici. Diventa però fondamentale saperne di più’ sul suo ruolo e capire quando utilizzarlo e su quali pazienti. Se nella prima fase della malattia il plasma iperimmune, cioè con gli anticorpi del virus, può essere utile a scopo preventivo, più avanti, quando la situazione si aggrava, “potrebbe invece essere più adatto il plasma ‘normale. In ogni caso, senza un coordinamento nazionale ed europeo, come sta avvenendo sui farmaci, si rischia una dispersione delle risorse. Nella prima fase della malattia, la fase viremica, andrebbe somministrato il plasma in via preventiva, quando si vede un peggioramento, un’evoluzione verso la bronchite e poi la polmonite. Il plasma iperimmune, preventivamente, andrebbe riservato a quel 20% circa di pazienti a evoluzione medio-grave. Più avanti, quando si scatena l’abnorme reazione infiammatoria, il virus è in quantità ridotta e allora a quel punto potrebbe non avere senso immettere anticorpi”. Così l’ex primario dell’ospedale Rizzoli di Bologna all’Ansa.
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