Ippolito continua: “Bisogna fare attenzione nelle scuole. Non è una sorpresa che l’età media dei contagiati si sia abbassata fino a 40 anni. I giovani hanno una vita sociale più attiva e quindi un maggior numero di contatti col rischio che siano meno scrupolosi nelle misure di prevenzione. Però il ‘ringiovanimento’ dell’epidemia comporta nel breve periodo un minor rischio di sovraccarico dei servizi sanitari. I giovani possono non ammalarsi o avere sintomi lievi”. Su quale sia la gravità della situazione italiana: “Bisogna guardare oltre i numeri. Adesso in Italia sono ricoverati in terapia intensiva una quarantina di pazienti. Tra marzo e aprile erano oltre 4.000. Quindi non c’è criticità. In Italia ora siamo a 6 casi ogni 100.000 abitanti che ci pone tra le nazioni più virtuose”. Dalla riapertura delle scuole bisogna aspettarsi focolai? “Sì, dobbiamo aspettarcelo così come attendevamo un incremento di casi collegato alla riapertura delle frontiere interne e internazionali. Bisogna essere pronti a intervenire su focolai e catene di trasmissione. Permettere ai ragazzi di tornare a scuola è un dovere civile e morale”.
LOCKDOWN – IL MINISTRO SPERANZA DALLA PARTE DI CONTE
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