#Urbanistica #Ostiense #Critica
Nell’affollato panorama romano, dove anche una transenna sembra avere più voce di un assessore, Paolo Berdini, noto urbanista ed ex assessore, svela il suo sassolino nella scarpa. Obiettivo? La convenzione che grava sugli ex Mercati Generali di via Ostiense, un tema che si preannuncia tanto scottante quanto affascinante.
Il dardo della critica
Con un tono che fa vibrare i cuori e le menti, Berdini smonta le fondamenta della convenzione, definendola un “metodo sbagliato”. Ma cosa intende davvero per “metodo sbagliato”? Secondo lui, il progetto non solo minaccia di mettere in ombra il ruolo vitale del pubblico ma lo riduce a una comparsa in un’opera che meriterebbe ben più di un semplice accessorio.
Un dialogo interrotto
Nel labirinto delle decisioni urbanistiche, Berdini alza la voce: il potere delle istituzioni pubbliche sembra vacillare, come se avesse dimenticato il suo copione in un cassetto polveroso. Le domande si moltiplicano: è possibile che il sogno di una Roma ben pianificata stia sfuggendo di mano? La critica di Berdini arriva proprio al momento in cui gli spazi pubblici vengono messi alla prova dalla privatizzazione.
Riflessione sul futuro
In un’epoca in cui le città si trasformano in palcoscenici per mega progetti, il pensiero di Berdini riecheggia come un monito. “Siamo sicuri che questa sia la strada da seguire?” sembra chiedersi, mentre il rumore dei lavori in corso suggella la sua tesi. La vera sfida è non solo costruire, ma farlo mantenendo un’anima e preservando ciò che rende Roma, beh… Roma.
In questo colpo di scena urbanistico, si potrebbe essere tentati di chiedere: stiamo davvero ascoltando il parere di chi conosce le sfide delle nostre città? O ci stiamo semplicemente adeguando a un copione già scritto? Ah, Roma, sempre capace di sorprendere con i suoi intrighi!

