Un caso che solleva interrogativi e fa discutere: il dramma di Karim, liberato dal CPR di Ponte Galeria, riaccende i riflettori su un sistema sanitario tanto criticato quanto trascurato. #Cpr #Sanità #DirittiUmani
Un’odissea di diritti negati
Karim ha trascorso un tempo indefinito in un centro di permanenza per i rimpatri, dove la sua salute mentale e fisica è stata messa a dura prova. Da tossicodipendenza a disturbi psichiatrici, il suo calvario è un esempio lampante delle conseguenze di un sistema che lascia troppo spesso in secondo piano le persone più vulnerabili. Le carenze nei controlli sanitari e le certificazioni sommarie sono solo la punta dell’iceberg di una situazione allarmante.
Una visita di cortesia?
Immaginate di essere in un luogo dove le visite specialistiche sono più rare di un’opera d’arte in un mercato delle pulci. È esattamente ciò che ha sperimentato Karim: la mancanza di professionalità nei controlli medici ha alimentato il suo deterioramento. Chi si preoccupa della salute di chi già si trova ai margini della società? La risposta, purtroppo, è amara.
La sentenza della Corte: un barlume di speranza
Fortunatamente, la Corte d’Appello di Roma ha deciso di intervenire, liberando Karim da un destino ingiusto. Ma quanto rimarrà di questa sentenza nel grande moloch burocratico? Sarà sufficiente a spingere un cambiamento reale nei CPR o sarà solo un altro caso archiviato nel dimenticatoio? La provocazione resta una domanda aperta per molti.
Questo episodio mette in luce una piaga che molti preferirebbero ignorare. La salute e il benessere delle persone vulnerabili devono tornare al centro dell’attenzione collettiva, altrimenti rischiamo di farci complici di una disumanizzazione sistematica. Sarà finalmente il momento di porre fine a questa indifferenza?

