

Quando un manager lascia un’importante carica pubblica, le motivazioni dietro la sua scelta non sono mai banali. Eppure, le dichiarazioni di Matteo Salvini sulla recente uscita di Stefano Donnarumma dalla guida delle Ferrovie dello Stato ci fanno storcere il naso. «È una scelta condivisa e concordata», sostiene il ministro delle Infrastrutture. Ma è davvero così semplice come vuole farci credere?
Donnarumma ha guidato Fs in un periodo cruciale, contribuendo a raggiungere i 25 miliardi del Pnrr e a un distinto ritorno all’utile. Le parole di Salvini sembrano dunque un’operazione di facciata, utile a difendere la sua immagine in un contesto politico in chiaroscuro. Lo stesso ministro ha accennato a presunti nuovi orizzonti per il manager, suggerendo ambizioni “più grandi”. Ma che tipo di ambizioni sono? Non ci è dato sapere.
Il tono entusiasta di Salvini contrasta con la realtà dei fatti. Le polemiche sui disservizi ferroviari erano già emerse, e l’irritazione del ministero per alcuni intoppi nelle tratte è un elemento che pesa sul rapporto. Queste tensioni potevano benissimo giustificare un cambio al vertice, ma Salvini fa di tutto per negarlo, dando l’impressione di voler mantenere il controllo della situazione. Come potrebbe, del resto, ammettere a posteriori di aver legato una responsabilità politica alle dimissioni di Donnarumma?
Secondo quanto riportato da Roma tutto, l’incontro tra Salvini e Donnarumma aveva già lasciato presagire un epilogo del genere. Tuttavia, approcciarsi a queste vicende con un minimo di trasparenza non sarebbe auspicabile. Come cittadino e come passeggero, ci si aspetterebbe che i vertici delle Ferrovie fossero scelti per meritocrazia e competenza, non per ragionamenti politici. Dove rimane la meritocrazia in tutto questo?
Le implicazioni delle dimissioni di Donnarumma sono molteplici e non si fermano ai confini delle Ferrovie. La sua uscita potrebbe segnare l’inizio di un periodo d’incertezza per il settore, già messo a dura prova da questioni operative e politiche. La guida di Fs, ora vacante, dovrà affrontare sfide cruente, come il miglioramento dei servizi e la gestione dei fondi Pnrr, che richiederanno un manager con grandi capacità di visione.
Politicamente parlando, il gesto di Salvini potrebbe apparire come un’operazione di pulizia, una mossa per distogliere l’attenzione dai problemi interni alla macchina governativa. Non è la prima volta che avvengono avvicendamenti sotto la pressione dell’opinione pubblica, ma questa volta ci sono di mezzo anche le ambizioni del ministro.
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