

Un far west che non t’aspetti, il Fentanyl in azione negli ospedali di Roma e la mancanza di controlli fa tremare i cittadini. Come è possibile che in una città piena di telecamere e registri, un potente opioide come il fentanyl possa sparire senza lasciare traccia? Il ministero della Salute ha emesso un vademecum ma le misure concrete latitano. La domanda è: cosa stanno facendo le istituzioni per garantire la sicurezza dei pazienti?
Secondo quanto riportato da RomaToday, il colpo è stato messo a segno nell’ospedale senza che nessuno se ne accorgesse. «Zero telecamere e registri vuoti», è la drammatica sintesi della situazione. Questa è solo la punta dell’iceberg di un sistema che mostra evidenti falle. I medici e il personale sanitario, oberati di lavoro e con turni massacranti, non possono farsi carico anche della sicurezza di un contesto dove nulla è monitorato.
E non ci sono scuse valide. I continui appelli a migliorare la sicurezza nelle strutture sanitarie si scontrano con una realtà che continua a ignorare le raccomandazioni. Ma nessuno sembra far sentire la propria voce quando si tratta di mettere a punto un piano serio per il controllo dovuto. I cittadini non vogliono più proclami; vogliono azioni. La salute è un diritto, ma il diritto alla sicurezza lo è altrettanto.
Affrontare il problema del fentanyl negli ospedali di Roma implica necessariamente rivedere le politiche attuali e incrementare le misure di sicurezza già lacunose. Installare telecamere nei reparti, instaurare registrazioni dettagliate per ogni accesso a sostanze controllate e garantire una formazione continua per il personale sanitario sono tutte azioni che potrebbero salvare vite. Ma chi ha realmente intenzione di metterle in atto?
La sicurezza non può rimanere un’idea astratta; deve tradursi in pratiche concrete. È sufficiente pensare ai risultati ottenuti in altre città e stati, dove vengono messe in atto politiche di controllo severe per scoraggiare abusi e furti. L’inerzia delle istituzioni è inaccettabile e la salute dei cittadini non può più essere considerata secondaria. Ci stiamo realmente prendendo cura dei nostri ospedali, o stiamo solo girando la testa dall’altra parte?
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