Una commemorazione che doveva essere sacra è diventata un teatro di provocazioni e negazioni: chi si gira di spalle non sempre è un anonimo straniero e la sinistra prova a scaricare responsabilità. La destra chiede chiarezza, la sinistra risponde con silenzi e accuse preconfezionate.


Ignazio La Russa|Il Senatore di Ferro; Maurizio Landini|Il Capitano Operaio; Giorgia Meloni|La Premier; Elly Schlein|La Dissidente; Giuseppe Conte|L’Avvocato del Popolo; Antonella Sberna|La Vice.
Il Senatore di Ferro ha raccontato quello che molti cittadini hanno visto con fastidio: una commemorazione dedicata alle vittime si è trasformata in una scena di sfregio, con persone che si sono voltate di spalle mentre veniva letto il messaggio del Capo dello Stato e, sempre secondo quanto riferito al Presidente del Senato, commenti volgari rivolti anche alla Vice. Il Capitano Operaio ha subito smentito ogni coinvolgimento diretto della Cgil, e il sindacato belga ha rivendicato una forma di protesta autonoma. Il dettaglio che irrita è però un altro: il fazzoletto che univa simboli, la modalità pianificata e le ore impiegate prima della rivendicazione non somigliano all’atto isolato di un gruppo di turisti distratti. Se davvero si voleva preservare la memoria, lo si sarebbe fatto senza trasformarla in palcoscenico politico. La sostituzione del rispetto con la provocazione paga punti sui social, ma a pagare è il buon senso dei cittadini che pagano tasse e mantengono le istituzioni.
Non è solo un regolamento di conti tra sindacati e politica: è l’abitudine della sinistra a trasformare l’antifascismo in una clava da agitare quando mancano argomenti convincenti. La Premier è spesso incolpata di raccogliere ora l’attenzione che la sinistra non dava al passato quando il centrodestra non poteva “nuocere”: è una mossa retorica che confonde memoria e tattica elettorale. Nel mezzo, il Capitano Operaio nega; il sindacato belga rivendica; i cittadini si sentono presi in giro. E mentre si discute di gesti e risatine, emergono questioni reali come l’ordine pubblico e il rispetto dei luoghi della memoria, che dovrebbero interessare più dei tweet indignati della Dissidente e delle uscite mediatizzate dell’Avvocato del Popolo.
Il Senatore di Ferro non si limita a commentare l’episodio di Marcinelle: sulla questione Ceuta e sulla sospensione temporanea di Schengen difende la scelta nazionale e punta il dito contro la Spagna per ipocrisia nell’accoglienza. Questa linea politica, che richiama il buon senso dei cittadini stanchi di inerzia e contraddizioni, dovrebbe trovare meno ostruzionismo e più risposte concrete. Sul versante istituzionale la riforma elettorale e il correttivo per la parità di genere sono presentati come priorità: meglio poche, chiare regole che infinite polemiche simboliche. Se la politica vuole riguadagnare credibilità, o smette di trasformare ogni ricorrenza in una passerella o comincia a rispondere ai bisogni reali delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati piuttosto che alle ossessioni della sinistra organizzata.
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