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Monossido alle fiere: due morti, troppe responsabilità su nessuno

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La morte di Francesco Di Fazio e Gabriele Tullio per intossicazione da monossido riapre una falla nella sicurezza delle fiere romane: serve un protocollo obbligatorio e controlli preventivi sugli impianti dei chioschi.

La morte di Francesco Di Fazio e Gabriele Tullio, confermata dall’autopsia come intossicazione da monossido di carbonio, non è solo un dramma privato: è lo specchio di una prudenza collettiva che a Roma continua a scricchiolare quando il caldo e i fumi si mettono sotto i tendoni delle feste.

Le fiere cittadine sono appuntamenti amati, dove si mangia, si chiacchiera e si sta insieme. Spesso però i chioschi funzionano con impianti improvvisati o con apparecchi non controllati, in spazi temporanei che non sempre rispettano i criteri minimi di ventilazione e sicurezza. Quel che è successo non è un episodio isolato né una fatalità da accettare: è la prova che il sistema dei permessi e dei controlli preventivi è inadeguato rispetto al rischio reale.

Serve subito un protocollo obbligatorio per tutti gli eventi con postazioni di somministrazione: verifica preventiva degli impianti di riscaldamento e cottura, obbligo di rilevatori di monossido di carbonio tarati e certificati, controlli sulla ventilazione naturale e meccanica, e un elenco minimo di attrezzature di emergenza presenti sul posto. I controlli non possono essere occasionali o lasciati al buon senso: devono essere prerequisito per il rilascio dell’autorizzazione comunale e oggetto di ispezione da parte dei vigili del fuoco e dei servizi competenti prima dell’apertura al pubblico.

Altro capitolo: le responsabilità. Organizzatori, concessionari degli spazi e gestori dei chioschi devono rispondere in modo chiaro e immediato della sicurezza. Non può esserci una catena di persone coinvolte senza un nome che abbia il dovere e i mezzi per intervenire. Sanzioni, revoca delle autorizzazioni e obbligo di coperture assicurative sono strumenti necessari perché la prevenzione non resti carta d’intenti.

I romani che partecipano a una fiera devono sentirsi tutelati e sapere che chi organizza ha fatto i compiti. Nel frattempo vale una raccomandazione pratica: se durante una manifestazione si avvertono malessere, mal di testa, nausea o vertigini, uscire immediatamente in aria aperta e chiedere assistenza; chiamare i soccorsi se i sintomi sono gravi. Ma non bastano i consigli al pubblico: serve che il Campidoglio e gli enti preposti trasformino il tragico monito in norme e controlli concreti. Perché due vite spezzate non devono restare l’ultimo prezzo pagato per l’assenza di regole.