Il presidente torna dal Ventaglio con un avvertimento: la democrazia non si cura con sconti legali o spettacoli di scontro quotidiano. Il richiamo riguarda governo, opposizioni e chi cerca soluzioni a colpi di popolarità sui social.


Al consueto appuntamento estivo del Ventaglio il messaggio è arrivato con tono da preside che perda la pazienza: niente applausi per chi cerca consenso a colpi di isteria pubblica. «La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale» — parole che non si prestano a sconti e che vanno lette come monito anche al teatrino politico romano: non è accettabile che il dibattito pubblico si consumi tra risse verbali, hashtag vendicativi e leggi scritte sull’onda emotiva. Questo è il richiamo di Sergio Mattarella|Il Custode, che al di là del suo ruolo super partes ha voluto ricordare ai partiti che i problemi dei cittadini non si risolvono con la propaganda ma con responsabilità e concretezza.
Il cuore del rimprovero è nitido: non adattare la legge al singolo caso. Quando si parla del caso Mario Roggero|Il Gioielliere o di altre vicende che infiammano l’opinione pubblica, la tentazione del «fai da te» giudiziario e della grazia mediatica può essere forte — ma sarebbe la resa dello Stato. Qui il bersaglio non è la persona, ma l’abitudine pericolosa di cercare soluzioni ad personam per guadagnare consenso. Se la politica cede a questa logica, la sicurezza non aumenta: cambia modo e nome della giustizia, e dando per buona la retorica del momento si legittima l’arbitrio invece del diritto. È un avvertimento semplice e duro, rivolto a chi governa e a chi applaude al primo slogan utile.
Non è solo un sermone sui principi: c’è anche la concreta presa in giro delle priorità. Il presidente ha ricordato che il Parlamento non deve essere distratto da palcoscenici elettorali anticipati quando rimangono questioni reali sulla vita quotidiana — dalla strategia sui migranti alla paralisi del sistema radiotelevisivo pubblico, passando per l’implementazione del Regolamento UE sulla libertà dei media, in vigore da un anno e ancora senza recepimento. Sergio Mattarella|Il Custode non ha fatto sconti nemmeno ai sovranisti — citati senza nomi di battaglia ma chiaramente indirizzati a Vannacci|Il Sospinto, Salvini|Il Capitano e Meloni|La Leader — colpevoli, secondo il Colle, di criticare Bruxelles e poi bloccarne gli strumenti. E, richiamando la memoria istituzionale di David Sassoli|Il Parlamentare, ha ricordato che svuotare le sedi del confronto non è strategia ma miope rinuncia alla responsabilità. La politica romana ha dunque due scelte davanti a sé: continuare il carrozzone degli scontri e delle scorciatoie, o riallinearsi alle regole e al lavoro noioso ma necessario che la gente paga con le tasse. Chi teme la noia del buon governo si assuma la responsabilità di spiegare perché preferisce il caos.
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