ROMA ANTICA Il Culto di Giove

ROMA ANTICA Il Culto di Giove

ROMA ANTICA Come per i greci il padre degli dei era Zeus per i romani era Giove. Re di tutti gli dei, venerato e adorato come Dio del cielo e della pioggia. Gli vennero attribuiti diversi nomi: Iuppiter, Maximus, Optimus.

Da lui scaturisce il potere e l’autorità. Caratteristiche che facevano di Giove il vertice massimo del pantheon romano fin dalla più remota antichità. La tradizione racconta che già Romolo istituì il culto di Giove Feretrio e quello di Giove Statore che erano due dei più importanti templi dedicati alla venerazione del dio. In una fase posteriore, probabilmente quando già Roma risentiva dell’influenza etrusca, entrò a far parte con Giunone e Minerva della triade capitolina. A lui fu dedicato un tempio sul Campidoglio. Per celebrarne il culto si facevano rituali e sacrifici volti a ringraziare la divinità, chiedere aiuto o perdono per i propri peccati. Anche in ambito politico Giove era considerato il massimo esempio e simbolo che si reggeva sul diritto e sulla lealtà (Ius et Fides).

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