IL CAPITANO DI BASTUR, di Claudio Alvigini

Se è vero che ogni romanziere assorbe inevitabilmente influssi dai grandi scrittori che in qualche modo hanno formato il suo patrimonio letterario personale, è altrettanto vero, come nel caso del romanzo di Claudio Alvigini, Il capitano di Bastur, edito in questi giorni da Macabor, che più di influssi veri e propri si tratta, sfogliando le pagine che accolgono la storia raccontata, di un’atmosfera, chiaramente con le normali differenze, che vagamente ricorda Il deserto dei tartari di Dino Buzzati e Il castello di Kafka.

Qui, a differenza del tenente Drogo nel romanzo di Buzzati, e del signor K del romanzo di Kafka, Basin, il giovane protagonista del romanzo, (a proposito, è un caso che il paese di Basin viene indicato soltanto con l’iniziale di K. o voleva essere, da parte di Avigini, un chiaro riferimento a il Castello?) viene attratto dal fascino irresistibile di un mistero che aleggia al di là delle montagne che cingono il suo paese.

Ma per meglio respirare l’atmosfera del romanzo di Alvigini, riportiamo integralmente la splendida e suggestiva quarta di copertina del romanzo:

“Altissime, insuperabili montagne di liscia pietra cingono d’ogni lato il paesino di K. e la Valle delle montagne chiuse in cui esso si trova. Al di là d’esse non c’è mondo né vita. È questo ciò che ha sempre sentito ripetere Basin, un ragazzino la cui storia sarà al centro delle vicende narrate. Chiuso dal padre nella casa di Cardelio, sommo Maestro delle “Lettere d’eleganza”, lo vedremo impegnato nel lungo, disorientante e ipnotico cammino per divenirne il successore. Nel paesino c’è un’unica osteria. E si mormora che lì, ogni notte, si riuniscano certi misteriosi vegliardi dall’incredibile, ottima salute. E che proprio di questo ogni notte fantastichino: spazi senza fine al di là degli insormontabili bastioni. Si dice anche che a volte, seduti attorno al grande camino, pronuncino in un soffio il nome, proibitissimo, delle mitiche Terre Rosse e quello, addirittura blasfemo, del Capitano di Bastur…”

Questo romanzo di Alvigini, fortemente ispirato, si colloca sulla scia di questi due romanzi che abbiamo citato all’inizio, e già da questo è facile intuire, che ci troviamo di fronte ad un autentico caso letterario.

Claudio Alvigini è nato in Svizzera. Vive e lavora a Roma. Pilota civile è stato a lungo comandante di Alitalia.

Pubblicazioni

L’inconcepibile esercizio, in “Il sogno della farfalla” (rivista di psicoterapia e psichiatria), anno VI, n° 2, 1997, saggio in cui sono contenute le riflessioni fatte in più di 30anni di attività sul rapporto dell’uomo con il volo.

Visita in città, Nuove Edizioni Romane, Roma 1998, poesie.
La casa col terrazzo, Edizioni La camera verde, Roma 2002, poesie
Ulàn Batòr, Edizioni Helicon, Arezzo 2005, poesie
Trafficante di colori, Edizioni LietoColle, Como 2007, poesie
Il principio di non contraddizione, Manni editore, Lecce 2012, poesie

Ha vinto tra gli altri: il David di Michelangelo 2005, il premio Alpi Apuane poesia inedita 2007, il premio letterario “Le cinque terre” 2008 con Visita in città poesia edita, il “Fiorino d’oro” al PREMIO FIRENZE 2008 con il racconto Cinque missioni sez. racconto inedito, il premio letterario internazionale alla X edizione del premio letterario internazionale MERANO EUROPA 2013 per la poesia edita.

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