ROMA ANTICA Nel più antico culto domestico dei romani i Penati erano gli spiriti tutelari dei viveri di riserva della famiglia e del loro ripostiglio. In seguito, tutte le divinità protettrici della famiglia, con culto simile a quello dei Lari.
I Penati furono venerati, con Vesta, fino al termine del paganesimo quando Teodosio ne proscrisse il culto. Oltre a quelli privati si ebbero anche quelli pubblici a tutela della vita dello Stato. Vennero venerati prima nel tempio di Vesta, poi sulla Velia in un tempio proprio, restaurato da Augusto. La leggenda delle origini troiane della gente romana fece collegare i Penati di Roma e di alcune città latine con gli dei tutelari di Troia, da dove Enea li portò con sé e che gli indicarono la via verso l’Italia e ai quali istituì pubblico culto in Lavinio.
LASCIA UN ‘LIKE’ ALLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK
DIVENTA UN NOSTRO FOLLOWER ANCHE SU TWITTER
Correlati
3FESTE ROMANE San Giuseppe Frittellaro
Il 19 Marzo si festeggia non tanto solo San Giuseppe quanto la coppia che, in un paese straniero e in attesa del loro bambino, si vide rifiutata la richiesta di un riparo per il parto dovendo 'ripiegare' in una grotta. Atto fortemente contrario alla sacralità dell'ospitalità per secoli ricordato, in particolare in Sicilia, con l'allestimento di un banchetto dove si invitavano poveri ed emarginati. In questa occasione un sacerdote benediva la tavola e i poveri erano serviti dal padrone di casa. In alcuni paesi il banchetto era allestito direttamente in chiesa. Inoltre il protettore dei pionieri e degli emigranti (per la fuga in Egitto). Invocato anche contro le tentazioni carnali e contro l’usura (i primi Monti di Pietà si chiamavano Monti di San Giuseppe).
Fin dalla seconda metà dell'800 la festa è associata a due caratteristiche particolari: i falò e i dolci fritti. La celebrazione, coincidendo con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, si è venuta a sovrapporre ai riti di purificazione agraria (i Lupercalia) di chiara origine pagana. Infatti si bruciano i residui del raccolto dei campi formando cataste accese nelle piazze. Il rito dei falò era ed è accompagnato, in tutta Italia, dalla preparazione delle zeppole (frittelle). In ricordo forse del fatto che San Giuseppe oltre che falegname dopo la fuga in Egitto fosse stato anche venditore di frittelle meritandosi, da parte del popolo romano, l’affettuoso nomignolo di 'San Giuseppe frittellaro'. A Roma fino alla fine degli anni '50 era tradizione preparare delle 'frittelle' e dei 'bignè' di San Giuseppe. Soprattutto nel quartiere Trionfale dove si trova la Basilica Minore di San Giuseppe. Qui venivano attrezzati decine di banchi con tanto di calderone pieno d'olio ove friggere i dolci.
SEGUICI ANCHE SU TWITTER
ROMA ANTICA Il Capodanno romano
ROMA ANTICA Il Capodanno romano. Nell’antichità ogni popolo festeggiava la fine di un anno e l’inizio dell’altro in base al proprio calendario. Le fonti principali sul Capodanno antico riguardano i Romani. Ed è proprio per questo che usiamo la stessa data (e calendario) anche se Roma fu rimpiazzata da tanti regni barbarici, o meglio romano-barbarici.…
ROMA ANTICA La Festa di San Valentino
Il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell'amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l'autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del '300 scrisse in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia 'The Parliament of Fowls' (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell'Amore cortese.