NAVE GREGORETTI Italia viva: «Sì al processo a Salvini»

Ettore Rosato, coordinatore di Italia viva, rispondendo su come si comporterà il partito nel voto in Giunta delle elezioni e delle immunità in Senato, ha dichiarato: «Salvini nella sua memoria ha spiegato che il caso Gregoretti è identico a quello della Diciotti. Lui certamente conosce le carte meglio di noi e se dice che i casi sono identici noi ci comporteremo in modo identico votando come per la Diciotti a favore dell’autorizzazione al processo».

Il voto in Giunta è previsto intorno al 20 gennaio. Giovedì 9 ci sarà una nuova seduta. Il si di Italia viva contro Salvini nel caso della nave Gregoretti non era dato per scontato.

Nella Giunta sono tre i componenti del partito di Renzi: Giuseppe Luigi Cucca, vicepresidente, Francesco Bonifazi e Nadia Ginetti. «Guarderanno le carte e valuteranno», aveva detto il capogruppo Davide Faraone. «Dal punto di vista umano e politico Salvini l’abbiamo già giudicato ma qui abbiamo a che fare con un giudizio anche tecnico e giuridico. Le carte non le abbiamo viste, approfondiremo nei prossimi giorni», aveva aggiunto Bonifazi. Da qui l’ipotesi di una posizione ‘garantista’ che avrebbe spostato il giudizio complessivo finale verso il no al processo.

La Giunta è chiamata ad esprimersi sulla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania a procedere nei confronti del leader leghista accusato di «sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avere commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età». L’episodio risale a luglio, poco prima che la Lega aprisse la crisi di governo. L’allora ministro dell’Interno non consentì lo sbarco a 131 migranti rimasti per giorni a bordo.

Ieri Salvini ha depositato la memoria difensiva sostenendo che la decisione di non far sbarcare i migranti era una scelta di tutto il governo e che il ruolo di Giuseppe Conte era rilevante. Insomma esattamente come accadde per la Diciotti. In quell’occasione i renziani votarono a favore dell’autorizzazione a procedere ma il leghista fu ‘salvato’ dai voti contrari del M5S, allora alleato di governo.

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