Cronaca
Dopo vent’anni di resistenza, il centro sociale ZK dice addio: quando la polizia diventa l’ospite indesiderato.
All’alba di oggi, il palcoscenico romano ha assistito a un copione inaspettato: lo sgombero dello spazio occupato ZK, situato in via Epaminonda. I protagonisti di questa commedia? La polizia e gli attivisti del centro sociale, che dal 2002 sono pronti a tutto pur di difendere il loro fortino. #Sgombero #Roma #Attivismo
Il sipario si alza
Mentre il sole si fa largo nel cielo romano, le sirene delle forze dell’ordine risuonano facendo da colonna sonora a una mattinata di tensione. Da un lato, gli attivisti si schierano in presidio, brandendo striscioni e slogan, dall’altro la polizia avanza determinata a mettere in atto il piano di sgombero.
Un centro sociale con una storia
Lo ZK non è solo un semplice edificio occupato: è una roccaforte culturale che ha vibrato per oltre vent’anni. Eventi, concerti e dibattiti hanno fatto da cornice a una vita comunitaria che, per molti, rappresenta un’alternativa a una città sempre più uniformata. La battaglia per la sua sopravvivenza, quindi, non è solo fisica, è anche simbolica.
Un momento di riflessione
In un panorama urbano come quello di Roma, dove il conflitto tra sviluppo e diritti sociali è sempre in primo piano, lo sgombero di ZK ricorda che le voci dissenzienti non sono soltanto rumori di fondo. Si alzano, si uniscono e ci mettono in guardia da un futuro che potrebbe non avere spazio per alternative. Chi vincerà questa sfida? Forse, l’unico modo per scoprirlo è continuare a seguire la storia.
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