Una storia di tristezza e accuse si snoda tra le corsie dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Una donna di 58 anni ha perso la vita, e il suo tragico destino ha sollevato interrogativi inquietanti. #Sanità #Latina #Tragedia
Un percorso travagliato
Era il 2021 quando una mamma, sorella e amica ha iniziato la sua battaglia contro un’infezione che, secondo la famiglia, ha radici ben più profonde. Tre ricoveri non sono bastati a salvarla; il suo corpo ha ceduto a uno shock settico, un “gentiluomo” insidioso e fatale. La domanda è: cosa è andato storto?
Le accuse alla Asl
La famiglia non ha digerito il dolore silenzioso della perdita e ha deciso di rompere il silenzio, puntando il dito contro la Asl e i medici coinvolti. “Infezioni ospedaliere e cure tardive” è il grido di dolore che risuona, lasciando intendere che non si tratti solo di una semplice fatalità. Un calvario che fa riflettere su come il sistema sanitario gestisce certe emergenze.
Un caso emblematico
Questa drammatica vicenda si innesta in un contesto più ampio, dove i servizi sanitari sono sottoposti a incessanti pressioni e sfide. Dalla mancanza di risorse alla formazione del personale, ci si interroga: quanto può pesare, in un campo così delicato, una frazione di errore? Eppure, ogni giorno, la vita di persone dipende da decisioni prese in un battibaleno.
Infine, un pensiero. È difficile rimanere indifferenti di fronte a storie come questa. Ciò che colpisce non è solo la perdita, ma le domande che rimangono senza risposta, un abisso di incertezze che crea una tensione palpabile tra pazienti e professionisti della salute. Un equilibrio delicato, dove la vita e la morte si intrecciano in modi imprevedibili. La ricerca della verità in un sistema sanitario sempre più complesso è una battaglia che merita di essere raccontata.

