Nella frenesia di una notte romana, un neonato in fin di vita è stato strappato alla morte grazie a un volo d’emergenza dell’Aeronautica Militare, atterrato all’alba all’aeroporto di Fiumicino.
Da Lamezia Terme, dove ogni minuto sembrava un’eternità, il piccolo è stato caricato a bordo di un aereo militare, circondato da medici e infermieri con il cuore in gola. Roma, la città eterna, si è trasformata in un faro di speranza, con le sue strade ancora addormentate e gli ospedali pronti a combattere. Il bambino, nato da poche settimane, lottava contro una grave complicazione che solo le sale specializzate della capitale potevano affrontare.
I parenti, esausti e disperati, hanno atteso notizie con il fiato sospeso. “È stato un incubo – ha raccontato la madre, ancora scossa – ma sapere che Roma era vicina, con i suoi medici esperti, ci ha dato la forza di sperare”. La sua voce trema al telefono, e in quartieri come Prati o Trastevere, dove la vita scorre veloce, molti si stanno già chiedendo se il sistema sanitario regga davvero nelle emergenze.
L’Aeronautica ha agito con precisione, atterrando in un Roma illuminata dai primi raggi del sole, dove ogni sirena di ambulanza riecheggia come un’allerta per la città. Ora, mentre i dottori del Bambino Gesù lavorano senza sosta, l’intera nazione guarda: quanto ancora possiamo contare su questi voli miracolosi per salvare vite?