Bologna sta affrontando un evidente degrado nel suo centro storico, soprattutto sotto i portici. Persone in condizioni precarie occupano questi spazi in modo costante. Abusano di alcol e sostanze stupefacenti in piena luce del giorno. Di notte, la sicurezza viene meno e l’illuminazione resta carente, esponendo tutti a rischi maggiori.
Le interviste raccolte mostrano storie dirette di violenza e criminalità che affliggono la città. Tutti siamo abituati a vedere Bologna come la “Dotta” e la “Grassa”, ma cosa succede quando le luci si abbassano? Gli autori di questo reportage hanno camminato tra i vicoli del centro, scoprendo uno scenario di totale precarietà: alcol, sostanze stupefacenti e sporcizia si sono ormai integrati nel paesaggio urbano, un contrasto amaro con l’immagine ideale della città.
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Come un romano che ha visto la sua città passare da caput mundi a un guscio di sé stessa, mi sveglio ogni giorno con un nodo in gola. Pensate a Valerio Verbano, quel giovane antifascista ucciso quarant'anni fa per la sua lotta per la giustizia. Oggi, mentre cercavamo di onorare il suo ricordo, i nostri politici trasformano un momento di unità in un'altra lite da bar. È una ferita aperta che ci fa sentire ancora più soli e trascurati, in una città dove i problemi veri bussano alle nostre porte senza sosta.
La notizia è questa: il presidente della Regione Lazio ha accusato il presidente del Municipio III di aver impedito a una consigliera di deporre una corona di fiori in memoria di Valerio Verbano. Ma, come riportato, la cerimonia è andata avanti senza intoppi, e un video mostra i due politici che si stringono la mano, dimostrando che l'accusa era infondata. È un episodio che, a prima vista, sembra una semplice incomprensione, ma per noi cittadini è la goccia che fa traboccare il vaso. In una Roma già provata da anni di promesse non mantenute, queste schermaglie appaiono come un affronto alla nostra pazienza.
Omicidio a Villa Pamphili: medico legale, bimba non mangiava da giorni e volto di Anastasia irriconoscibile
Come romano che da anni cammina per le strade della mia città, non posso fare a meno di sentirmi travolto da una profonda amarezza e frustrazione. Ogni notizia di violenza, come quella di oggi, mi ricorda quanto Roma stia scivolando nel caos, lasciandoci cittadini soli e indifesi. Villa Pamphilj, un tempo un rifugio verde nel cuore della capitale, è diventata il palcoscenico di una tragedia orribile, e questo non è solo un incidente isolato: è il riflesso di una città abbandonata dalle sue istituzioni. Mentre leggo di un processo che continua a infierire sulle vite di vittime innocenti, mi chiedo se l'amministrazione comunale si fermerà mai a riflettere sulle nostre reali necessità.
Come riportato, si è tenuta oggi una nuova udienza nel processo contro Francis Kaufmann, accusato di omicidio volontario nei confronti di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda. L'episodio, avvenuto proprio nei verdi percorsi di Villa Pamphilj, uno dei polmoni verdi della città, ha sconvolto l'opinione pubblica. Le indagini continuano a dipingere un quadro di violenza gratuita, con dettagli che emergono piano piano e che lasciano attoniti. È una storia tragica che coinvolge vite spezzate, famiglie distrutte e una comunità che, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con l'insicurezza urbana. Molti cittadini, come me, ricordano bene come questo parco fosse un luogo di relax per famiglie e appassionati di natura, ma ora non possono fare a meno di pensare a quanto sia diventato pericoloso per la mancanza di controlli adeguati.
Tir si ribalta sulla Pontina: strada chiusa verso Roma, traffico in caos e code chilometriche
Come romano che ogni mattina si sveglia con il suono assordante del traffico fuori dalla finestra, l'ultimo incidente sulla Statale 148 Pontina mi ha lasciato con un'amara sensazione di rabbia e impotenza. Immaginatevi: un tir che si ribalta al km 41 ad Aprilia, bloccando completamente la carreggiata verso Roma, costringendo migliaia di pendolari a ore di deviazioni e stress inutile. Non è solo un incidente; è l'ennesimo schiaffo al volto di una città che si sente abbandonata, mentre l'amministrazione comunale continua a ignorare le urgenze reali. E io, come tanti altri, mi chiedo: quanto ancora dovremo subire questo calvario prima che qualcuno al Campidoglio si svegli?
Andiamo ai fatti. Ieri mattina, un tir si è ribaltato sulla Pontina, una delle arterie vitali per chi vive nei Castelli Romani e deve raggiungere la Capitale. Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo pesante ha ostruito la carreggiata, deviando il traffico e causando code chilometriche che si sono protratte per ore. I pendolari, soprattutto quelli che affrontano questo tragitto per lavoro o studio, hanno riportato ore di ritardo, con ripercussioni su famiglie e impegni quotidiani. Le forze dell'ordine sono intervenute per gestire l'emergenza, ma la situazione ha evidenziato ancora una volta quanto le nostre infrastrutture siano fragili e inadeguate. Immagini di auto incolonnate, clacson che urlano frustrazione e volti stanchi sono diventate virali sui social, specchio di una Roma che arrancCustodiare per stare al passo con il resto d'Italia.