A Roma, l’incubo delle liste d’attesa per le visite mediche si trasforma in una trappola invisibile. Migliaia di cittadini scoprono che appuntamenti mai prenotati compaiono come disdette, cancellando mesi di attesa e spingendoli in fondo alla coda.
Nei vivaci quartieri della Capitale, come l’EUR o le affollate periferie, la rabbia monta ogni giorno. Uomini e donne che lottano per una semplice ecografia o una visita specialistica si sentono traditi dal sistema. “Ho atteso tre mesi per mio figlio, e ora è come se non esistessi”, racconta Maria, una madre di Tor Bella Monaca, con la voce tremante al telefono. Questo caos non è solo un errore burocratico: sta mettendo a rischio la salute pubblica, con persone che rinunciano alle cure per la frustrazione.
Le segnalazioni arrivano da ogni angolo di Roma. Negli ospedali del centro storico e nelle ASL delle zone periferiche, il problema si ripete: un glitch nel software o un errore umano fa sparire le priorità, lasciando i pazienti nel limbo. È un’emergenza che colpisce tutti, dai pensionati ai giovani lavoratori, alimentando paure e proteste spontanee.
Alessandro D’Amato, esponente di Azione, ha tuonato: “Rocca deve spiegare cosa sta succedendo”. Le sue parole risuonano come un campanello d’allarme, chiedendo chiarezza al vertice della Regione Lazio. Ma mentre le indagini partono, i romani si interrogano su quanto ancora dovranno aspettare per una risposta. Si tratta di vite in bilico, e il silenzio non è più accettabile.
Cosa succederà ora? Con le famiglie sul piede di guerra, il dibattito è appena iniziato.