Rispondo a un attacco diffamatorio carico di falsità. L’articolo mi etichetta come ‘squadrista’ e mi accusa di sfruttare il disagio sociale. Afferma anche che il governo spreca denaro pubblico per il mio coinvolgimento. Queste accuse provengono da chi osserva la realtà dai salotti della politica ‘radical chic’, usando la mia figura per pura propaganda ideologica. Non accetto di essere infangato, quindi chiarisco i fatti.
L’accusa di ‘squadrismo’ è grave e ridicola. Non ho mai organizzato ronde né mi sono sostituito alle forze dell’ordine, con cui collaboro e nutro rispetto. L’autore sostiene, citando una presunta esperienza personale, che io chieda i documenti agli stranieri accompagnato da una squadra di energumeni. Questa è una bugia. Io documento il degrado, le borseggiatrici e la violenza nelle stazioni. Diffondo informazione e do voce ai cittadini esasperati. Se chi commette reati si infastidisce per la mia telecamera, il problema è loro, non mio. Nascondono la polvere sotto il tappeto.
L’articolo grida allo scandalo per lo ‘spreco di denaro pubblico’. L’autore sostiene che io rubi il posto a psicologi, assistenti sociali e operatori di strada. Non voglio sostituirmi a questi professionisti, che svolgono un lavoro essenziale. Ma il disagio sociale non si risolve solo con la teoria dei libri. Le istituzioni mi ascoltano perché porto l’esperienza diretta della strada. Conosco le periferie, dialogo con i ragazzi e vedo le palestre che allontanano i giovani dalla criminalità. La mia è una testimonianza reale, non una consulenza accademica. Affermare che io tolga fondi ai professionisti per arricchirmi è una falsità creata per aizzare la gente.
Mi accusano di produrre contenuti ‘sensazionalistici’ filmando la sofferenza altrui per visibilità. La realtà è diversa. Per decenni, la sinistra da salotto ha ignorato le periferie, lasciando le persone oneste a subire spaccio, furti e insicurezza. I miei video diventano virali perché mostrano la realtà quotidiana della gente comune. Questo infastidisce chi preferisce una narrazione ideologica dove tutto va bene.
Questi attacchi diffamatori creano odio e fomentano divisioni. Cercano di intimidire chi agisce al di fuori degli schemi imposti da certa politica. L’autore, da poco cittadino italiano, dovrebbe conoscere meglio l’Italia reale: le stazioni, le metro e i quartieri popolari, invece di amplificare una propaganda elitaria. Io continuo. Resto in strada, metto la faccia e collaboro con chiunque, a prescindere dal colore politico, per rendere le città più sicure. Lascio i chiacchieroni ai loro articoli.
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