Frane isolano Sant’Angelo: emergenze a rischio nel borgo delle fiabe

Frane isolano Sant’Angelo: emergenze a rischio nel borgo delle fiabe

Strade colabrodo e promesse vuote: Il disastro nel viterbese specchio dei nostri guai a Roma

Come romano doc, cresciuto tra le meraviglie e le miserie della mia città eterna, non posso fare a meno di sentirmi un pugno nello stomaco ogni volta che leggo di strade che crollano, isolando interi paesi. È come se la mia Roma, con le sue buche infinite e i marciapiedi pericolanti, fosse solo l’inizio di un problema ben più ampio, che ora colpisce anche il viterbese. Io, come tanti altri, mi sveglio ogni mattina navigando tra transenne e avvallamenti, chiedendomi quando toccherà al mio quartiere essere tagliato fuori dal mondo. Questa non è vita: è una lenta erosione della dignità che meritiamo noi cittadini.

La notizia arriva dritta al cuore del nostro malessere urbano: smottamenti e cedimenti delle strade hanno bloccato l’accesso diretto a due paesi nella provincia di Viterbo, lasciando residenti e pendolari nel caos. Secondo quanto riportato, la sindaca Chiara Frontini ha dichiarato di essere “consapevole del disagio” e che il suo team sta lavorando per ripristinare la situazione al più presto. Peccato che queste parole suonino come un eco stanco, ripetuto troppe volte senza risultati concreti. Nel viterbese, come nelle periferie di Roma, le strade sono diventate trappole invisibili, con crepe che si allargano come ferite aperte su un tessuto urbano già fragile.

Molti cittadini lamentano che queste emergenze non sono isolate, ma il sintomo di un sistema marcio, dove la manutenzione è un optional e le priorità politiche sembrano distanti anni luce dalle reali esigenze della gente. In Roma, quartieri come Tor Bella Monaca o Ostia sono lasciati a se stessi, con strade piene di buche che mettono a rischio famiglie e anziani, mentre i fondi vengono dirottati su progetti faraonici che non risolvono i problemi quotidiani. La percezione diffusa tra i romani è che l’amministrazione comunale sia più concentrata su inaugurazioni e slogan che sul rafforzamento delle infrastrutture. In tanti ci chiediamo se le priorità siano corrette: è possibile che, mentre il viterbese lotta per un accesso basilare, qui a Roma si spenda per eventi che durano un weekend invece che per asfaltare vie che usiamo ogni giorno?

Questa situazione non fa che amplificare il senso di abbandono che tanti di noi provano. Io, che percorro le strade della mia città con la paura di una foratura improvvisa o peggio, un incidente, mi unisco al coro di voci critiche che chiedono un cambio di rotta. L’amministrazione dovrebbe interrogarsi sulle scelte politiche che privilegiano l’apparenza sulla sostanza: perché non investire di più in prevenzione e manutenzione, invece di rincorrere emergenze che potevano essere evitate? I romani si sentono trascurati, come se le nostre lamentele fossero solo rumore di fondo in un concerto di promesse elettorali. Pensate ai tanti pendolari che, dopo una giornata di lavoro, devono fronteggiare deviazioni e pericoli, o alle famiglie che evitano di uscire la sera per paura delle strade dissestate. È un malcontento che cresce, alimentato da un degrado urbano che non risparmia nessuno, dal centro alle periferie più remote.

Non possiamo accettare che il nostro territorio, ricco di storia e potenziale, sia ridotto a un patchwork di rischi e disagi. È tempo che l’amministrazione comunale riveda le sue strategie, ascoltando finalmente la voce dei cittadini che pagano le tasse e vivono questi problemi sulla pelle. In tanti si chiedono: come possiamo fidarci di chi promette soluzioni rapide quando le strade continuano a cedere? Questo disastro nel viterbese deve essere un campanello d’allarme per Roma, spingendoci a un dibattito aperto e costruttivo. Uniti, possiamo esigere un futuro migliore, dove le nostre strade siano sicure e non un eterno campo minato. Che ne pensate, romani? È ora di alzare la voce per il cambiamento.

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