Roma, la Città Eterna, si sveglia oggi con un’ombra di scandalo: commessi del grande magazzino Coin a Termini finiscono sotto interrogatorio per furto aggravato, complici addirittura 21 tra poliziotti e carabinieri. È un colpo al cuore della stazione più caotica della capitale, dove migliaia di pendolari e turisti passano ogni giorno ignari.
Le accuse sono pesanti. I pm hanno richiesto il carcere per i dipendenti, sostenendo un piano orchestrato per trafugare merce in concorso con le forze dell’ordine. Termini, con i suoi vicoli affollati e i negozi affacciati sui binari, è diventata il palcoscenico di questa rete corrotta, alimentando l’allarme tra i romani che si fidano delle uniformi per la propria sicurezza.
Un testimone oculare, un venditore ambulante vicino alla Coin, ha dichiarato: “Ho visto cose strane, pacchi che sparivano di notte. Non mi aspettavo che coinvolgesse la polizia, è una batosta per tutti noi che viviamo qui”. La sua voce trema, riflettendo lo shock di una comunità che si sente tradita.
Mentre le indagini si approfondiscono, l’attenzione pubblica cresce: quanti altri episodi sono sfuggiti al controllo in quartieri come Termini, dove il caos è routine? I dettagli emergono piano, ma una domanda resta sospesa: chi proteggerà davvero le strade di Roma da chi dovrebbe farlo?