L’Ombra della Negligenza: La Scomparsa di Mauro e il Silenzio Assordante di Roma
Come romano che ogni giorno affronta le buche nelle strade del mio quartiere, il caos dei trasporti e l’incuria che ci circonda, la notizia della scomparsa di Mauro Gioacchini mi riempie di un’amara rabbia. Non è solo un uomo di 66 anni che è sparito nel Viterbese, vicino al nostro amato Lago di Bolsena; è il simbolo di quanto la nostra città – e la sua amministrazione – abbia perso di vista ciò che davvero conta: la sicurezza e il benessere dei cittadini. Vivo questi problemi sulla mia pelle, e mi chiedo: quante storie come questa dovranno accadere prima che qualcuno si svegli?
I fatti sono drammaticamente chiari. Mauro Gioacchini, un 66enne della provincia di Viterbo, è scomparso da alcuni giorni, e i soccorritori stanno setacciando l’area intorno al Lago di Bolsena con urgenza. Le immagini delle ricerche, con volontari e forze dell’ordine che perlustrano il territorio, ci ricordano quanto possa essere fragile la vita in una regione che, pur essendo vicina a Roma, sembra dimenticata. Questa non è solo una tragedia personale per la famiglia di Mauro, ma un campanello d’allarme per tutti noi. La percezione diffusa tra i romani è che emergenze del genere rivelino un sistema di supporto pubblico carente, dove le risorse scarseggiano e i tempi di risposta sono lenti, lasciando le persone in balia del destino.
Ma andiamo al cuore del problema: come cittadini, molti di noi lamentano che l’amministrazione comunale di Roma abbia le priorità completamente sbagliate. Mentre un uomo come Mauro potrebbe essere da qualche parte, forse in pericolo, in balia di un lago che dovrebbe essere un patrimonio naturale e non un teatro di disperazione, qui nella capitale si spendono milioni per eventi effimeri o progetti che non risolvono i veri bisogni. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette, quando vediamo fondi dirottati su grandi opere che non toccano la quotidianità, lasciando quartieri periferici e zone come il Viterbese – che fanno parte del nostro tessuto regionale – in uno stato di degrado urbano evidente. Le strade dissestate, i parchi trascurati e i servizi di emergenza insufficienti non sono solo fastidi: sono segnali di un’amministrazione che ignora il grido dei cittadini, preferendo visibilità a sostanza.
Pensateci: quante volte, passeggiando per Roma, ho sentito storie di persone anziane che si sentono abbandonate, proprio come Mauro. Molti cittadini lamentano che non ci sia abbastanza investimento in sicurezza pubblica e in reti di supporto per le aree rurali o semi-periferiche, che sono parte integrante della nostra regione. La lettura critica di questa situazione è chiara: l’amministrazione deve affrontare il degrado non solo nei centri storici, ma in tutte le zone colpite dal declino. Se Roma vuole essere una capitale viva e solidale, non può permettersi di trascurare questi aspetti fondamentali. Eppure, la percezione diffusa è che le scelte politiche privilegino lo spettacolo sulla sostanza, lasciando i romani a chiedersi se davvero contiamo qualcosa. Non sto accusando individui, ma le decisioni che portano a un sistema dove le emergenze umane passano in secondo piano rispetto a obiettivi politici discutibili.
In chiusura, storie come quella di Mauro non possono essere archiviate come incidenti isolati. È tempo che i romani si uniscano e stimolino un vero dibattito: vogliamo una città che protegga i suoi cittadini o una che si perde in priorità sbagliate? Chiediamoci insieme: cosa possiamo fare per cambiare questa narrativa di trascuratezza? La scomparsa di Mauro è un richiamo doloroso, ma potrebbe essere l’inizio di un movimento civico che pretende risposte. Facciamo sentire la nostra voce, perché Roma merita di meglio.