La nuova pavimentazione al Colosseo divide i romani: addio ai sampietrini?

La nuova pavimentazione al Colosseo divide i romani: addio ai sampietrini?

Mentre il Colosseo Splende di Nuovo, Roma Affoga nel Suo Degrado Quotidiano

Come romano che da anni cammina per le strade della mia città, non posso fare a meno di sentirmi un pugno allo stomaco ogni volta che leggo di un nuovo restauro ai monumenti storici. È come se l’amministrazione comunale vivesse in un mondo parallelo, dove le priorità sono invertite e i veri bisogni dei cittadini vengono seppelliti sotto strati di travertino. Oggi, mentre il Colosseo si prepara a sfoggiare la sua nuova pavimentazione, io e tanti altri ci chiediamo: a che prezzo? Il prezzo di quartieri lasciati al loro destino, di strade dissestate e di servizi che sembrano appartenere a un’altra epoca.

La notizia è questa: gli ambulacri sud del Colosseo sono stati restaurati con una nuova pavimentazione in travertino, sostituendo i vecchi sampietrini. Secondo le fonti ufficiali, l’area dovrebbe riaprire al pubblico prima di Pasqua, offrendo ai turisti e ai visitatori un’esperienza più sicura e gradevole. È un progetto che, a prima vista, sembra positivo – dopotutto, il Colosseo è il simbolo di Roma e merita cura. Ma come cittadino che vive ogni giorno i disagi della città, questa notizia mi lascia un sapore amaro. La percezione diffusa tra i romani è che questi interventi siano solo la facciata di un’amministrazione che ignora i problemi reali.

Pensateci: mentre milioni di euro vengono investiti in restauri come questo, in quartieri come Tor Bella Monaca o Centocelle, le strade sono piene di buche che sembrano crateri, i marciapiedi sono invasi da erbacce e i rifiuti accumulati attirano topi e abbandono. Molti cittadini lamentano che le risorse pubbliche siano dirette verso attrazioni turistiche, lasciando le periferie a marcire. Non sto parlando di invidia o di trascurare il nostro patrimonio, ma di un equilibrio che sembra smarrito. In tanti si chiedono se le priorità politiche dell’amministrazione siano corrette: è più importante un pavimento luccicante per i turisti o le scuole fatiscenti dove i nostri figli studiano?

Questa scelta politica di privilegiare i siti iconici non è un caso isolato. Basti pensare a come, negli ultimi anni, fondi europei e nazionali siano stati dirottati verso progetti visibili e “instagrammabili”, mentre i servizi essenziali – come il trasporto pubblico, che spesso è in ritardo o sovraffollato, o la manutenzione delle aree verdi – vengono lasciati indietro. La voce del malcontento si alza forte dai quartieri trascurati, dove i residenti si sentono come cittadini di serie B. “Perché i nostri problemi non contano?” è una domanda che riecheggia nei mercati e nei bar, dove la frustrazione si mescola al caffè quotidiano. È un sentimento umano, quello di chi vede la propria città curata solo per chi arriva da fuori, mentre noi, che ci viviamo, affrontiamo il degrado urbano come una battaglia quotidiana.

Emotivamente, fa male pensare che Roma, la Città Eterna, stia perdendo la sua anima. Io, come molti altri, ricordo quando i vicoli del centro erano vissuti dai romani, non solo dai turisti. Oggi, con questi restauri selettivi, sembra che l’amministrazione stia dicendo: “Roma è per il mondo, non per noi”. Ma non è così che dovrebbe essere. I romani meritano di vivere in una città dove ogni quartiere è valorizzato, non solo quelli sotto i riflettori. Criticare queste scelte non è un atto di ribellione cieca, ma un appello civico a riequilibrare le cose. In tanti si domandano se non sia arrivato il momento di ridistribuire le risorse per affrontare il degrado diffuso, dai parchi abbandonati alle fogne che intasano le strade periferiche.

Per chiudere, questa notizia sul Colosseo non è solo un fatto isolato; è un simbolo di un problema più grande. Mentre ci prepariamo a Pasqua con un anfiteatro restaurato, molti romani si sentiranno ancora una volta trascurati. È tempo di stimolare un dibattito: voi, cari concittadini, cosa ne pensate? Le priorità devono cambiare? Condividete le vostre storie, le vostre lamentele, perché solo unendo le voci possiamo spingere l’amministrazione a guardare oltre le facciate e verso il cuore della città. Roma è nostra, e meritiamo di meglio.

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