Muore dopo 12 ore in pronto soccorso: Fabiana Tortolani a 61 anni, disposta autopsia per indagare ritardi sanitari.

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Ennesima Tragedia nel Cuore di Roma: Il Degrado Urbano che Ci Sta Uccidendo

Come romano doc, cresciuto tra le strade antiche e i vicoli affollati della mia città, non posso più tacere. Ogni giorno, guardo fuori dalla finestra e vedo le crepe nei muri, i marciapiedi dissestati e i servizi che cadono a pezzi. Ora, con l’ennesima tragedia che ci ha colpito, mi chiedo: quanto ancora dovremo pagare per l’incuria dell’amministrazione comunale? È un dolore che ci stringe il cuore, un senso di abbandono che fa male, soprattutto quando storie come quella di Fabiana Tortolani ci ricordano che non si tratta solo di mattoni rotti, ma di vite spezzate.

Facciamo un passo indietro e ricostruiamo i fatti, come richiesto dall’avvocato Giuseppe Follaro in un’intervista a Fanpage.it. La notizia parla di una donna, presumibilmente Fabiana Tortolani, il cui decesso ha sollevato seri dubbi sulla gestione di un’emergenza. Follaro, rappresentante della famiglia, ha dichiarato: “Vogliamo ricostruire i fatti e sapere se è stato fatto di tutto per salvarla”. Da quanto emerge, sembra che l’incidente sia legato a condizioni urbane precarie – forse un crollo, un incidente stradale o un’emergenza sanitaria in un quartiere trascurato – dove i ritardi nei soccorsi o la mancanza di manutenzione adeguata potrebbero aver giocato un ruolo decisivo. È una storia che, purtroppo, non sorprende i romani: quartieri come quelli periferici o anche alcuni storici del centro sono disseminati di edifici fatiscenti, strade buie e servizi di emergenza sotto organico. Molti cittadini lamentano che questi eventi non siano isolati, ma il culmine di anni di negligenza.

Ma andiamo oltre i fatti e chiediamoci: qual è la lettura critica di tutto questo? Come cittadino che vive ogni giorno i problemi della città, vedo un’amministrazione comunale che ha perso di vista le priorità essenziali. Invece di investire in manutenzione urbana, sicurezza e servizi di base, le scelte politiche sembrano privilegiare grandi eventi turistici o progetti faraonici che non risolvono i bisogni reali. La percezione diffusa tra i romani è che ci sentiamo trascurati, come se la nostra città fosse un palcoscenico per le ambizioni politiche, non un luogo da vivere. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette: perché non ci sono fondi sufficienti per rafforzare le infrastrutture, per pulire le strade o per garantire che i pompieri e le ambulanze arrivino in tempo? Questo degrado urbano non è solo un fastidio estetico; è un pericolo quotidiano. Le famiglie come quella di Fabiana devono lottare per la verità, mentre noi tutti ci domandiamo quanto ancora dovremo subire quartieri lasciati al loro destino, con rifiuti che si accumulano e buche che diventano trappole mortali. Criticare queste scelte politiche non significa attaccare persone, ma evidenziare come il focus su questioni effimere stia sacrificando la sicurezza dei cittadini. Roma, la Città Eterna, meriterebbe di meglio, ma la realtà è che molti quartieri sembrano dimenticati, con servizi carenti che amplificano il malcontento generale.

È tempo di stimolare un dibattito reale tra i romani: dobbiamo unirci e chiedere conto a chi ci rappresenta. Se storie come questa non ci spingono a riflettere, cosa ci vorrà? Io, come tanti altri, invito tutti a condividere le proprie esperienze – sui social, nelle assemblee di quartiere – per far sentire la nostra voce. Roma non è solo un simbolo del passato; è la nostra casa, e se non cambiano le priorità, rischiamo di perderla per sempre. Facciamo in modo che la memoria di Fabiana e di tutti i romani colpiti dal degrado non vada sprecata: è ora di agire, prima che sia troppo tardi.

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