Roma nel Buio: Un Incidente Choc che Svela l’Ignoranza dell’Amministrazione sui Problemi della Città
Come romano Doc, cresciuto tra le strade polverose e i vicoli incantati della mia città eterna, non posso più tacere l’amarezza che provo ogni volta che un fatto di cronaca ci ricorda quanto siamo stati abbandonati. L’ultimo episodio, un sacerdote 63enne che irrompe in casa dell’ex amante e la aggredisce per aprire una cassaforte, mi ha lasciato un senso di rabbia profonda. Non è solo un crimine isolato, è il simbolo di una Roma che sta affogando nel suo stesso degrado, mentre l’amministrazione comunale guarda altrove, persa in priorità che sembrano lontane dalla vita reale dei cittadini.
Facciamo un passo indietro e riassumiamo i fatti, come riportato dalle fonti: un uomo di 63 anni, un sacerdote, è entrato con la forza nell’abitazione della sua ex compagna, l’ha colpita alla testa per costringerla a rivelare la combinazione della cassaforte. Per fortuna, il figlio della donna è intervenuto, salvandola da un possibile dramma peggiore. È un racconto che fa accapponare la pelle, uno di quei fatti che ti fa riflettere su quanto la violenza possa penetrare nelle mura di casa nostra. Ma mentre ci indigniamo per questo atto, molti cittadini lamentano che episodi del genere non sono rari, e che il vero problema è un tessuto urbano logoro e trascurato, dove la sicurezza è solo un miraggio.
Ora, da cittadino che vive questi problemi tutti i giorni – dalle strade buie del mio quartiere ai parchi abbandonati dove i lampioni non funzionano da mesi – mi chiedo: dove sono finite le priorità dell’amministrazione? La percezione diffusa tra i romani è che, invece di investire in illuminazione pubblica, pattugliamenti regolari e programmi di prevenzione contro la violenza, i fondi vadano verso progetti faraonici che non toccano la vita quotidiana. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette, quando quartieri come il nostro rimangono al buio, esponendoci a rischi che potrebbero essere evitati. Il degrado urbano non è solo sporcizia e marciapiedi dissestati; è anche la paura di uscire di sera, sapendo che la polizia è sempre a corto di risorse, o che le segnalazioni di disagio vengono ignorate. Come possiamo sentirci sicuri in una città dove un incidente come questo accade nel cuore di Roma, e l’unica “salvezza” è il coraggio di un familiare?
Criticare le scelte politiche non significa attaccare persone, ma evidenziare come decisioni come il taglio ai fondi per la sicurezza o la lenta riqualificazione dei quartieri periferici stiano alimentando un senso di abbandono. Molti romani, come me, si sentono trascurati: “Perché non ci sono più telecamere di sorveglianza nei vicoli?” si domanda un vicino durante una chiacchierata al bar. “E i programmi per supportare le vittime di violenza domestica? Sono solo parole su un foglio.” La rabbia è palpabile, e non è esagerata. Pensateci: se l’amministrazione avesse dato più attenzione alla manutenzione urbana e alla prevenzione, forse questo episodio avrebbe potuto essere evitato. Invece, assistiamo a una Roma divisa, con quartieri che sembrano dimenticati, mentre i servizi carenti – dai trasporti alla sanità locale – ci ricordano che le nostre voci non vengono ascoltate. È un fallimento civico che pesa su tutti noi, un tradimento silenzioso verso chi ama questa città.
In chiusura, non possiamo più accettare questo status quo. È ora di un dibattito aperto: cari romani, cosa ne pensate? Dobbiamo unirci e chiedere all’amministrazione di rimettere al centro le nostre esigenze reali, dalla lotta al degrado alla protezione della nostra sicurezza. Solo così potremo riaccendere la luce su Roma, trasformando la delusione in azione collettiva. Facciamoci sentire, perché la nostra città merita di meglio.