Proteste su Case Enasarco: Zevi le definisce storiche, ma apre al confronto cittadino

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Alloggi per Roma: Promesse che non bastano contro il degrado quotidiano

Come romano che ogni mattina affronta il caos delle strade dissestate e i cumuli di rifiuti, non posso fare a meno di sentirmi deluso dalle ennesime rassicurazioni dell’amministrazione comunale. Vivo in un quartiere dove le promesse politiche suonano come eco vuote, e l’ultima notizia sull’acquisto di 1040 alloggi da parte di Roma Capitale mi lascia un amaro in bocca. Non è che non apprezziamo gli sforzi, ma la realtà è che questi interventi arrivano troppo tardi per chi, come me e migliaia di altri, combatte ogni giorno con una città che sembra dimenticata.

La notizia, diffusa da un’intervista dell’assessore Tobia Zevi su Fanpage.it, racconta di come Roma Capitale abbia acquisito questi 1040 alloggi con l’intenzione di coinvolgere i cittadini nelle scelte future, promettendo di evitare la creazione di quartieri-ghetto. Zevi ha sottolineato l’importanza di costruire decisioni condivise, un approccio che, sulla carta, suona encomiabile. Si tratta di un passo verso una gestione più inclusiva dell’edilizia popolare, mirata a migliorare le condizioni abitative per chi ne ha bisogno. Ma mentre leggo queste parole, non posso ignorare il contesto in cui viviamo: strade piene di buche, trasporti inefficienti e servizi basilari che latitano.

Molti cittadini lamentano che questa iniziativa, pur positiva, non affronta le priorità reali della nostra città. La percezione diffusa tra i romani è che l’amministrazione continui a privilegiare progetti spot, come l’acquisto di alloggi, ignorando il degrado urbano che rende la vita quotidiana un incubo. Pensateci: quanti quartieri sono lasciati a se stessi, con parchi abbandonati, illuminazione scarsa e rifiuti che si accumulano per settimane? In tanti si chiedono se le priorità politiche siano corrette, soprattutto quando vediamo fondi destinati a grandi acquisti invece che a interventi immediati per migliorare la qualità della vita. Non sto criticando l’idea di base, che è nobile, ma le scelte che la precedono e la rendono insufficiente di fronte a urgenze più pressanti.

Prendiamo i miei vicini, per esempio: famiglie che vivono in case fatiscenti, senza ascensori funzionanti o riscaldamento adeguato, e che ora si interrogano se questi nuovi alloggi cambieranno davvero la loro situazione. La realtà è che, mentre l’amministrazione promette coinvolgimento, la gente comune si sente trascurata. “Dove erano queste attenzioni quando le nostre strade erano invase dall’acqua durante l’ultima alluvione?”, è una domanda che riecheggia nei bar e nei mercati. Questa critica non è diretta a individui, ma alle politiche che sembrano sempre un passo indietro rispetto ai bisogni reali. In un momento in cui i servizi carenti rendono Roma meno vivibile, in tanti si domandano se non sia tempo di ridisegnare le priorità, spostando l’attenzione dai grandi annunci ai problemi quotidiani che ci affliggono.

Non è solo questione di alloggi: è il simbolo di una città che perde il suo fascino storico sotto il peso del neglect. Ho camminato per quartieri come il mio, dove il degrado è palpabile, e mi chiedo come possiamo fidarci di un’amministrazione che, secondo molti, non ascolta abbastanza. La voce dei cittadini deve essere al centro, ma la percezione è che spesso sia solo un slogan. Se davvero vogliamo evitare quartieri-ghetto, dobbiamo partire dal fondamentale: riparare ciò che è rotto, migliorare i trasporti e garantire servizi dignitosi.

In chiusura, mi rivolgo a voi, cari romani: è ora di stimolare un dibattito vero. Voi che vivete questi problemi ogni giorno, credete che l’acquisto di questi alloggi sia un vero passo avanti o solo un palliativo? Condividete le vostre storie, le vostre lamentele e le vostre idee. Solo unendo le voci possiamo spingere l’amministrazione a cambiare rotta e ridare a Roma il posto che merita. Non restiamo in silenzio; la nostra città ha bisogno di noi ora più che mai.

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