La scomparsa di Alessandro Giannetti: Un altro segnale dell’abbandono della periferia romana
Come un romano che da anni combatte con le buche nelle strade, i rifiuti non raccolti e i quartieri lasciati al loro destino, non posso tacere di fronte alla scomparsa di Alessandro Giannetti. È un colpo al cuore, un misto di rabbia e disperazione, perché questa storia non è solo una tragedia personale, ma il simbolo di come la nostra città ci stia voltando le spalle. Ogni giorno, guardando le colline di Tivoli da Roma, mi chiedo: quanto ancora dobbiamo sopportare prima che l’amministrazione comunale si svegli e metta al centro le nostre vite?
I fatti sono drammatici e angoscianti. Alessandro Giannetti, un uomo di 45 anni residente a Tivoli, è scomparso l’8 febbraio 2026, lasciando dietro di sé solo la sua automobile vuota, recuperata dalle forze dell’ordine. Le ricerche continuano senza interruzioni, con squadre di volontari e autorità impegnate in un’area che fa parte della nostra grande Roma metropolitana. Questa scomparsa ha mobilitato la comunità locale, ma ha anche esposto le crepe di un sistema che sembra non reggere più. Non è la prima volta che eventi del genere scuotono la periferia: storie di persone che spariscono o di incidenti evitabili ci ricordano come il degrado urbano non sia solo una questione estetica, ma un pericolo reale per la sicurezza di tutti.
Nella lettura critica che ogni cittadino deve fare, non posso evitare di puntare il dito sulle scelte politiche dell’amministrazione comunale. Molti romani lamentano che le risorse siano dirottate verso progetti di facciata, lasciando quartieri come Tivoli nel dimenticatoio. La percezione diffusa è che, mentre il centro storico brilla per turisti, le periferie affoghino in un mare di incuria: strade dissestate, illuminazione insufficiente e servizi di emergenza lenti e sottofinanziati. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette, soprattutto quando tragedie come questa potrebbero essere evitate con investimenti mirati. Non si tratta di attaccare persone, ma di evidenziare come decisioni come il taglio ai fondi per la sicurezza locale contribuiscano a un senso generale di abbandono, alimentando il malcontento tra chi vive questi problemi sulla propria pelle.
Pensateci: quanto è frustrante svegliarsi e sapere che il quartiere in cui vivete è trascurato, con parchi fatiscenti e trasporti pubblici inaffidabili, mentre le promesse elettorali rimangono solo parole al vento? Io, come tanti altri, ho parlato con vicini e amici che si sentono ignorati, costretti a organizzare iniziative dal basso perché le istituzioni non intervengono. Questa scomparsa non fa che amplificare il coro di voci che gridano per un cambiamento: la Roma che amiamo sta perdendo la sua anima sotto il peso di un’amministrazione che sembra privilegiare eventi mondani o opere faraoniche invece di rafforzare i servizi essenziali. È un tradimento verso chi paga le tasse e spera in una città vivibile, dove la sicurezza non è un lusso ma un diritto basilare.
Non possiamo più accettare che il degrado urbano diventi la norma. In quartieri come quelli di Tivoli, o nelle zone estreme di Roma, i cittadini si sentono trascurati, e storie come quella di Alessandro Giannetti ne sono la prova lampante. Dobbiamo chiederci: è questa la Roma che vogliamo? È tempo di un dibattito aperto, di mobilitare la comunità per sollecitare l’amministrazione a rivedere le sue priorità e a investire nel tessuto sociale che ci tiene uniti. Voi, lettori, cosa ne pensate? Raccontateci le vostre esperienze, uniamoci per far sentire la nostra voce e pretendere un futuro migliore per la nostra città.