L’Aniene inghiotte un’altra tragedia: Il degrado dei nostri fiumi specchio del neglecto di Roma
Come romano doc, con le radici affondate nei vicoli della città eterna, mi si stringe il cuore ogni volta che una notizia come questa irrompe nelle nostre vite. Immaginatevi la scena: l’auto di Alessandro Giannetti, scomparso da Tivoli, è stata rinvenuta nelle acque torbide del fiume Aniene, con i vigili del fuoco al lavoro per il recupero. Non è solo una storia di scomparsa; è un altro segnale di allarme per una Roma che pare aver dimenticato i suoi cittadini. Vivo questi momenti con rabbia e tristezza, sapendo che dietro ogni headline c’è una famiglia in angoscia e una comunità che si sente abbandonata.
Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, Alessandro Giannetti è scomparso da qualche giorno nel comune di Tivoli, alle porte di Roma, e la sua auto è stata avvistata nell’Aniene, un fiume che attraversa zone periferiche della nostra città. I vigili del fuoco sono intervenuti prontamente, ma il recupero è complicato, come spesso accade in queste situazioni. Questa notizia, riportata dai media locali, ci ricorda che tragedie del genere non sono isolate: l’Aniene, come altri corsi d’acqua della Capitale, è diventato un simbolo di incuria, con acque inquinate e argini trascurati che mettono a rischio la sicurezza di tutti. Eppure, mentre i soccorritori lottano contro il tempo, i romani non possono fare a meno di chiedersi: come siamo arrivati a questo punto?
La percezione diffusa tra i cittadini è che l’amministrazione comunale abbia perso di vista le priorità reali, favorendo progetti altisonanti e interventi estetici invece di affrontare i problemi concreti che affliggono la nostra città. Molti romani lamentano che i fondi pubblici vengano dirottati verso eventi glamour o restauri di monumenti già belli, mentre i quartieri periferici come Tivoli languono nel degrado. Pensateci: fiumi come l’Aniene sono trascurati da anni, con sporcizia accumulata, argini instabili e un’assenza di controlli che rende queste zone pericolose. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette, soprattutto quando sentiamo storie di abitanti che vivono in zone dove i servizi di base scarseggiano. Non è un attacco personale, ma una critica alle scelte politiche che lasciano interi territori esposti a rischi evitabili. Ho parlato con vicini e amici, e la rabbia è palpabile: “Perché non investiamo nella pulizia dei fiumi e nella sicurezza delle aree rurali?”, mi dicono. È un sentimento condiviso, che emerge dalle chiacchierate al bar o sui social, dove i romani esprimono frustrazione per un’amministrazione che sembra più interessata a lucidi inaugurazioni che a risolvere il quotidiano degrado urbano.
Questa tragedia non fa che evidenziare come i servizi carenti stiano erodendo la qualità della vita a Roma. Quartieri come Tivoli, spesso considerati “fuori dal centro”, sono lasciati a se stessi, con strade dissestate, illuminazione insufficiente e un’assenza di monitoraggio che trasforma un semplice fiume in una trappola mortale. Molti cittadini lamentano che il neglecto verso queste zone non solo aumenta il rischio di incidenti, ma alimenta un senso profondo di trascuratezza. “Ci sentiamo come la periferia dimenticata”, mi ha confidato un residente di Tivoli, e questa voce è eco di migliaia di altre. Critichiamo non per divisione, ma per civicità: le scelte politiche che privilegiano il centro storico o progetti di facciata penalizzano chi vive ai margini, creando una Roma a due velocità. Dove sono i piani per la manutenzione ambientale? Dove gli investimenti in emergenza e prevenzione? In tanti si chiedono se, invece di concentrarsi su questi aspetti vitali, l’amministrazione non stia solo rimandando problemi che esplodono in tragedie come quella di Alessandro.
È giunto il momento di alzare la voce e stimolare un dibattito vero. Come cittadini, non possiamo accettare che il degrado dei nostri fiumi diventi la norma, o che le priorità politiche continuino a ignorare il benessere quotidiano. Roma è la nostra casa, e storie come questa ci ricordano che ogni vita persa è un fallimento collettivo. Diteci nei commenti: cosa pensate debba fare l’amministrazione per cambiare rotta? È ora di unire le forze e pretendere un futuro più sicuro per tutti, prima che altre tragedie ci colpiscano. Facciamo sentire la nostra voce, per Alessandro e per ogni romano che si sente trascurato.