La scomparsa di Viviana a Monterotondo: Un altro segnale del declino nella sicurezza romana
Come cittadino romano che vive ogni giorno le strade caotiche e i vicoli dimenticati della mia città, non posso fare a meno di sentire un nodo allo stomaco per la scomparsa di Viviana Sayenka Meza Castillo. Ho 45 anni, sono nato qui, e ho visto Roma trasformarsi da capitale eterna in un labirinto di incertezze. Ogni volta che leggo di casi come questo, mi chiedo: dove sta finendo l’anima di questa città? Settimane di angoscia per i familiari di una giovane donna di 29 anni, sparita da Monterotondo senza lasciare tracce, con il telefono irraggiungibile e il timore che sia in difficoltà. Non è solo una notizia, è un pugno nello stomaco per tutti noi che ci sentiamo sempre più soli di fronte all’indifferenza.
Per chi non lo sapesse, Viviana Sayenka Meza Castillo è scomparsa da Monterotondo, una zona periferica a nord di Roma, da ormai diverse settimane. I suoi familiari sono in uno stato di apprensione costante, come riportato dai media locali. Il suo telefonino è spento o irraggiungibile, e le autorità hanno avviato indagini, ma le informazioni sono ancora frammentarie. È una storia che riaccende i riflettori su quanto possa essere fragile la vita quotidiana in alcuni angoli della nostra città, dove il senso di sicurezza è un lusso che non tutti possono permettersi. Immaginatevi al posto di quei familiari: l’attesa, l’incertezza, il dolore che cresce con ogni ora che passa. È una realtà che molti di noi conoscono fin troppo bene, e che mi fa arrabbiare profondamente.
Ma oltre al dramma umano, questo caso ci spinge a una riflessione critica su come l’amministrazione comunale stia gestendo – o meglio, trascurando – i problemi reali dei romani. Molti cittadini lamentano che quartieri come Monterotondo, spesso lasciati ai margini, soffrono di un degrado urbano evidente: strade mal illuminate, parchi abbandonati e una presenza di forze dell’ordine insufficiente. La percezione diffusa tra i romani è che le priorità politiche siano capovolte, con risorse dirottate su grandi eventi turistici o progetti di facciata, mentre i servizi essenziali per la sicurezza quotidiana vengono ridotti al minimo. In tanti si chiedono se le scelte dell’amministrazione siano davvero corrette, quando casi come quello di Viviana potrebbero essere evitati con un maggiore investimento in illuminazione pubblica, sistemi di sorveglianza e interventi di prevenzione nei quartieri periferici.
Pensateci: Roma è una città meravigliosa, ma le sue periferie sono diventate zone d’ombra, dove il degrado non è solo sporcizia per le strade, ma un vero e proprio pericolo per la vita delle persone. Ho parlato con vicini e amici che, come me, si sentono trascurati da un’amministrazione che sembra più interessata a promuovere la città per i turisti che a proteggere i suoi residenti. “Perché non ci sono più pattuglie notturne?” mi ha detto un commerciante di Monterotondo, esasperato. “La polizia è sottostaffata, e noi paghiamo le tasse per cosa?” Questa non è un’accusa generica, ma una critica alle scelte politiche che privilegiano tagli ai bilanci per la sicurezza in favore di altre iniziative. Come cittadini, ci chiediamo: è accettabile che una giovane donna scompaia in una zona che dovrebbe essere sotto il controllo del comune? Non sto attaccando individui, ma evidenziando come queste lacune sistemiche alimentino un senso di abbandono che erode la fiducia nella nostra comunità.
E non è solo un problema isolato. Negli ultimi anni, storie simili si sono moltiplicate, con quartieri trascurati che diventano sinonimo di incertezza. I romani si sentono sempre più soli, come se le loro voci non contassero. Molti lamentano servizi carenti, come un pronto intervento più efficiente o campagne di sensibilizzazione per la sicurezza personale. In tanti si interrogano se le priorità siano realmente allineate con le esigenze della gente comune, anziché con interessi più alti. È un malcontento che cresce, e che va oltre questo caso tragico: è il grido di una città che vuole essere ascoltata.
Per concludere, la scomparsa di Viviana non è solo una notizia di cronaca, è un campanello d’allarme per tutti noi. Come romani delusi, dobbiamo unirci e stimolare un dibattito: è tempo che l’amministrazione comunale riveda le sue priorità e investa di più nella sicurezza e nel benessere dei quartieri periferici. Voi cosa ne pensate? Avete vissuto situazioni simili? Condividete le vostre esperienze nei commenti, perché solo insieme possiamo spingere per un cambiamento reale. Roma merita di meglio, e noi cittadini non smetteremo di lottare per essa.