Sospese le ricerche di Alessandro Giannetti nell’Aniene: stop alle operazioni previsto anche domani

Sospese le ricerche di Alessandro Giannetti nell’Aniene: stop alle operazioni previsto anche domani

La scomparsa di Alessandro Giannetti: un drammatico sintomo del neglecto di Roma

Come romano che percorre ogni giorno le strade dissestate di questa città che amo e odio in egual misura, mi si stringe il cuore a pensare a storie come quella di Alessandro Giannetti. È un dolore profondo, quasi personale, quello che provo quando leggo di un uomo scomparso e di una città che sembra averlo abbandonato, proprio come abbandona tanti di noi. Viviamo in una Roma che dovrebbe essere il cuore pulsante d’Italia, ma che troppo spesso batte a intermittenza, lasciando buchi neri di incuria e disperazione. E mentre le ricerche per Alessandro si interrompono, mi chiedo: è questo il volto della nostra amata Capitale, una città che non riesce nemmeno a garantire la sicurezza di chi la abita?

Per chi non ha seguito la notizia, riavvolgiamo il nastro: Alessandro Giannetti, un uomo di Tivoli, è scomparso l’8 febbraio scorso. Le operazioni di ricerca sono state bruscamente interrotte dopo che un’auto, che potrebbe essere la sua, è stata individuata sul fondale del fiume Aniene. Un ritrovamento che getta un’ombra di mistero e tragedia su tutta la vicenda, lasciando famiglie e amici nell’angoscia più totale. È una storia che colpisce dritta al petto, non solo per il dramma umano, ma per ciò che rivela sullo stato della nostra città. L’Aniene, un fiume che scorre vicino a Roma, è diventato simbolo di quanto poco ci curiamo del nostro territorio: acque inquinate, rive trascurate, e un fiume che inghiotte auto e forse vite senza che nessuno intervenga in tempo.

Ora, come cittadino che affronta quotidianamente il degrado urbano, non posso fare a meno di collegare questa tragedia alle scelte politiche dell’amministrazione comunale. Molti romani lamentano che i fondi pubblici vengano dirottati su eventi e progetti di facciata, mentre quartieri come quelli intorno all’Aniene rimangono nel dimenticatoio. La percezione diffusa tra i romani è che la manutenzione dei fiumi e delle aree verdi sia relegata in fondo alla lista delle priorità, con risorse scarse per interventi di pulizia e sicurezza. In tanti si chiedono se le priorità siano corrette: è giusto destinare milioni a nuove infrastrutture centrali, ignorando i rischi che corrono le periferie e le zone fluviali? Roma è una città piena di bellezza, ma anche di pericoli nascosti, come frane, inondazioni e rifiuti che intasano i corsi d’acqua. Eppure, anziché rafforzare i servizi di emergenza e la sorveglianza, l’amministrazione sembra preferire un approccio reattivo anziché preventivo, lasciando che i problemi si aggravano fino a diventare tragedie.

Pensateci: io, come tanti altri, vedo ogni giorno cumuli di rifiuti lungo le sponde del Tevere o dell’Aniene, segnali di un servizio di pulizia carente che mette a rischio la salute e la sicurezza di tutti. I cittadini di quartieri come Tivoli o le zone limitrofe si sentono trascurati, come se le loro vite valessero meno di quelle nei centri più affollati. La lettura civica di questa vicenda è chiara: non è solo una scomparsa, è un fallimento sistemico. Dove sono i piani per monitorare i fiumi? Perché non ci sono più risorse per le forze dell’ordine e i vigili del fuoco, che spesso operano con mezzi obsoleti? Molti romani esprimono frustrazione per come l’amministrazione ignora queste urgenze, preferendo magari investire in dibattiti politici o eventi che non risolvono i problemi reali. È un malcontento diffuso, che si sente nei bar, nei mercati e sui social: “Quando toccherà a noi?” si domanda la gente, sentendosi abbandonata in una città che dovrebbe proteggerci.

Questa storia di Alessandro Giannetti non è isolata; è il riflesso di una Roma che sta perdendo la sua anima. Mentre le ricerche si interrompono, lasciando più domande che risposte, noi cittadini ci ritroviamo a combattere contro un senso di impotenza. Ma è proprio da qui che deve nascere il cambiamento. È il momento di alzare la voce, di chiedere accountability e di ridisegnare le priorità politiche per una città più sicura e inclusiva. Che ne pensate, cari romani? Raccontatemi le vostre esperienze, condividiamo il nostro disappunto per spingere chi ci governa a fare di meglio. Roma merita di più, e noi meritiamo di sentirci al sicuro nella nostra casa. Facciamo in modo che la scomparsa di Alessandro non sia vana, ma un campanello d’allarme per tutti.

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