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Cronaca

Sportello Garante al CPR Ponte Galeria chiuso da 30 mesi: migranti senza tutele

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Sportello Garante al CPR Ponte Galeria chiuso da 30 mesi: migranti senza tutele

Lo Sportello Chiuso da 30 Mesi: Un Altro Simbolo del Disinteresse per la Periferia Romana?

Come un romano della periferia, stanco di strade piene di buche, parchi abbandonati e servizi che sembrano un miraggio, non posso fare a meno di sentirmi tradito quando apprendo che lo sportello del Garante al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Ponte Galeria è chiuso da ben 30 mesi. È una ferita aperta nel cuore di chi, come me, vive ogni giorno il declino della nostra città, sentendosi invisibile di fronte a un’amministrazione che pare ignorare le zone che non brillano sotto i riflettori. Questa notizia non è solo un dato burocratico; è un urlo di frustrazione che risuona nei vicoli polverosi di Roma, dove il degrado urbano si mescola al senso di abbandono.

Facciamo un passo indietro per riassumere i fatti: secondo le accuse della consigliera regionale Michela Tidei di Italia Viva, lo sportello del Garante – un servizio essenziale per monitorare le condizioni e i diritti all’interno del CPR – è rimasto chiuso per oltre due anni e mezzo. Tidei ha denunciato che la sua mozione per riattivarlo è stata bloccata, puntando il dito contro l’assessore regionale Rocca. Ponte Galeria, un quartiere ai margini di Roma, ospita questo centro che dovrebbe garantire trasparenza e umanità in un contesto già delicato. Ma da 30 mesi, quel cancello è sbarrato, lasciando i cittadini a chiedersi chi stia davvero vegliando su queste strutture e, più in generale, su tutta la periferia.

Questa situazione non è un’anomalia isolata; è il riflesso di un degrado urbano che molti di noi viviamo sulla pelle. Passeggiando per Ponte Galeria o quartieri simili, vedi rifiuti accatastati, illuminazione pubblica guasta e trasporti che arrivano con il contagocce. Molti cittadini lamentano che questi problemi non sono priorità per l’amministrazione comunale, che sembra più incline a investire in eventi centrali o progetti glamour, lasciando le periferie a marcire. La percezione diffusa tra i romani è che le risorse vengano dirottate altrove, mentre noi ci arrangiamo con promesse vuote e servizi carenti. In tanti si chiedono se le priorità politiche siano corrette: perché spendere milioni per rilanciare il centro storico, quando le zone come Ponte Galeria implorano attenzione basilica? È come se l’amministrazione dicesse: “Roma è bella solo dove fa comodo”.

Pensateci un momento: io, come tanti altri, mi sveglio ogni mattina e vedo autobus sovraccari che saltano le fermate, scuole con strutture fatiscenti e un senso generale di trascuratezza che erode l’orgoglio di essere romani. Questa chiusura prolungata dello sportello non è solo un fallimento amministrativo; è un simbolo di come le scelte politiche ignorino i bisogni reali della gente. Invece di promuovere inclusione e oversight, l’amministrazione sembra preferire lo status quo, forse per evitare imbarazzi o per concentrarsi su dossier più “appetitosi”. Molti di noi si sentono trascurati, come se fossimo cittadini di serie B, confinati in quartieri che non meritano nemmeno un controllo di base. È un’emotività che brucia, perché parliamo di luoghi dove le persone vivono, lavorano e crescono famiglie, non di statistiche su un rapporto.

Ma non basta lamentarsi; dobbiamo riflettere su come questo rifletta un quadro più ampio. Se una struttura come il CPR, che dovrebbe essere un pilastro di accountability, è lasciata nel limbo, cosa dice questo delle priorità generali? In tanti si chiedono se non sia arrivato il momento di ripensare come vengono allocate le risorse, dando voce a chi abita le periferie. Io, come voi, ho il cuore pesante per Roma, una città che amo ma che sembra perdere la sua anima. È tempo che i romani si uniscano in un dibattito aperto: condividete le vostre storie, le vostre frustrazioni. Facciamo pressione affinché lo sportello riapra e, più in generale, affinché l’amministrazione ascolti davvero chi vive i problemi quotidiani. Solo così potremo trasformare questo disinteresse in un’opportunità per un cambiamento vero, prima che il degrado diventi irreversibile.

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