Roma Sottosopra: La Pausa dei Monopattini Ignora le Ferite delle Periferie
Come romano che da anni combatte con le strade dissestate del mio quartiere, mi sveglio ogni mattina con un misto di rabbia e rassegnazione. Vivere in questa città, che un tempo era il cuore del mondo, ora significa navigare tra cumuli di indifferenza e promesse non mantenute. L’ultima notizia – una pausa di trenta giorni per i servizi di sharing di monopattini e biciclette – non fa che amplificare il mio disappunto. È come se l’amministrazione comunale stesse curando un graffio mentre la città sanguina da ferite ben più profonde. Molti di noi, abbandonati nelle periferie, si sentono come comparse in uno spettacolo dove il centro ruba sempre la scena.
La notizia arriva dritta dalle stanze del potere: per un mese, i monopattini e le biciclette sharing saranno sospesi a Roma, principalmente a causa della concentrazione eccessiva di questi mezzi nel centro storico e della loro scarsa presenza nelle periferie. L’Antitrust ha avviato verifiche per indagare su possibili squilibri nel servizio, denunciando che le aziende di sharing privilegiano le zone turistiche a discapito di quelle residenziali. È un fatto che, sulla carta, sembra logico: “Troppi mezzi in centro e pochi in periferie”, come riportato. Ma per noi cittadini che lottiamo con il quotidiano, questa misura non è altro che una toppa su un buco enorme, un intervento che sfiora appena la superficie dei problemi reali.
La percezione diffusa tra i romani è che l’amministrazione comunale continui a invertire le priorità. Invece di investire in una mobilità equa e sostenibile per tutti, si opta per pause temporanee che non risolvono il caos urbano. Molti cittadini lamentano che le periferie, come il mio quartiere dove le strade sono un intreccio di buche e rifiuti, vengano sistematicamente trascurate. Qui, non c’è traccia di quei monopattini colorati che affollano il centro; al loro posto, ci sono autobus in ritardo, marciapiedi impraticabili e parchi ridotti a discariche. In tanti si chiedono se le scelte politiche siano corrette: perché dedicare risorse a regolamentare un servizio di sharing, quando i veri drammi sono il degrado urbano e i servizi carenti che rendono la vita impossibile? Questa pausa non fa che evidenziare come l’amministrazione preferisca interventi spot, forse per placare le proteste dei turisti o dei residenti del centro, ignorando chi vive ai margini della città.
Parlando con i miei vicini, storie umane emergono come un fiume in piena. Una giovane madre mi ha raccontato di come il suo tragitto quotidiano verso il lavoro, in periferia, si trasformi in un’odissea a causa di mezzi pubblici inesistenti, mentre il centro brulica di opzioni moderne. “Dove sono i nostri mezzi sharing? – mi ha chiesto con gli occhi lucidi – O meglio, dove è l’amministrazione quando servono scuole sicure o illuminazione decente per le nostre strade?” Questa non è solo una critica sterile; è il malcontento di chi, ogni giorno, paga il prezzo di scelte politiche che sembrano privilegiare l’immagine della città sull’effettiva qualità della vita. La linea editoriale di molti giornali locali, e la mia voce come cittadino, sottolinea come Roma stia diventando una metropoli a due velocità: un centro luccicante per pochi e periferie dimenticate per la maggioranza. Criticare non significa attaccare, ma riflettere su priorità che, secondo molti, sono fuori sincrono con le esigenze reali.
Infine, questa pausa di trenta giorni è solo l’ennesimo segnale che i romani si sentono trascurati, come foglie al vento di decisioni calate dall’alto. Ma è tempo di cambiare rotta. In molti si domandano: è questa la Roma che vogliamo? Un appello ai nostri amministratori e a tutti voi lettori: discutiamone, alziamo la voce nelle assemblee di quartiere, esigiamo che le periferie non siano più l’ultima ruota del carro. Solo un dibattito aperto può spingere verso una città più equa, dove ogni romano, dal centro alla periferia, possa finalmente pedalare verso un futuro migliore.