(Adnkronos) – Radiografie, Tac, mammografie, Pet. Esami diagnostici che non hanno solo bisogno di tecnologia, ma anche di chi si occupa di garantire la radioprotezione del paziente: è lo specialista in Fisica medica. Valentina Brainovich è il direttore dell’Unità operativa dipartimentale di Fisica sanitaria dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove guida un team composto da 6 specialisti in Fisica medica e 4 tecnici sanitari di radiologia medica. E’ lei a spiegare l’importanza del fisico medico all’interno di un ospedale: dall’elaborazione del piano di cura per il paziente alla radioprotezione.
Chi è lo specialista in Fisica medica e qual è il suo ruolo? “Il decreto legislativo numero 101del 2020, che nel 2020 ha recepito la direttiva europea numero 59 del 2013 in materia di sicurezza con l’impiego di radiazioni ionizzanti, ha definito lo specialista in Fisica medica, spesso detto anche ‘fisico sanitario’ o ‘fisico medico’, come la figura preposta per fornire consulenza specialistica, ove opportuno, sulle questioni riguardanti la fisica delle radiazioni ionizzanti in ambito ospedaliero – illustra Brainovich – Nello specifico, lo specialista in Fisica medica applica i principi della fisica e della radioprotezione alle cosiddette esposizioni mediche del paziente, ovvero agli esami diagnostici e trattamenti terapeutici che implicano l’esposizione a radiazioni ionizzanti prodotte dalle apparecchiature radiogene, come ad esempio apparecchi per radiografie, Tac, mammografi, Pet o acceleratori lineari per radioterapia”. Lo specialista in Fisica medica si occupa quindi non solo di controlli di qualità sulle apparecchiature radiologiche, ma anche di verifica e ottimizzazione delle dosi di radiazione che il paziente riceve in ambito ospedaliero. “Il nostro ambito di lavoro richiede aggiornamento continuo in campo tecnologico e abilità di problem solving per affrontare i complessi problemi che si presentano nel campo della fisica medica intraprendendo azioni ed identificando aree di miglioramento”, aggiunge l’esperta.
Quale percorso di studi è necessario affrontare per avere questa qualifica? “Lo specialista in Fisica medica è un laureato in Fisica che abbia conseguito la successiva specializzazione in Fisica medica o Fisica sanitaria. Per esercitare la professione deve inoltre essere iscritto all’Ordine territoriale di appartenenza e dunque alla Federazione nazionale dell’Ordine dei chimici e fisici”, chiarisce Brainovich.
Con quali reparti collabora il team diretto dalla specialista all’ospedale Sant’Andrea? “Le nostre attività – descrive – si svolgono principalmente in supporto ai reparti di Radioterapia, Medicina nucleare, Radiologia, Radiologia interventistica e ai reparti che impiegano radiazioni ionizzanti per procedure di radiologia complementare. Ad esempio: in Radioterapia garantiamo la calibrazione degli acceleratori lineari ed effettuiamo studi fisico-dosimetrici mediante software dedicati alla realizzazione dei piani di trattamento radioterapici per i pazienti oncologici, assicurando le verifiche pre-trattamento tramite rielaborazione ed erogazione dei piani su fantocci dedicati; in Medicina nucleare ci occupiamo del programma di garanzia di qualità delle apparecchiature e delle valutazioni dosimetriche per trattamenti terapeutici con radioisotopi; in Radiologia e in ambito interventistico e complementare monitoriamo la registrazione dei dati dosimetrici relativi alle indagini diagnostiche con l’obiettivo di ottimizzare le dosi e tenere ragionevolmente basso il rischio di effetti stocastici da radiazione”.
Il fisico specialista in Fisica medica ha in via esclusiva la responsabilità della misura e della valutazione delle dosi assorbite dai pazienti nell’ambito delle esposizioni mediche, nonché la responsabilità della scelta della strumentazione da impiegarsi nell’ambito della dosimetria sul paziente e dei controlli di qualità e delle prove di accettazione da effettuarsi sulle attrezzature medico-radiologiche. “E’ dunque un ruolo cruciale per rispondere alla normativa in materia di radioprotezione in ambito ospedaliero, non solo in reparti come Radioterapia o Medicina nucleare, dove le energie delle radiazioni terapeutiche utilizzate per colpire i target tumorali sono elevate, ma anche in reparti come Radiologia dove le energie delle radiazioni diagnostiche, pur essendo notevolmente più basse, non possono essere considerate a rischio zero”, rimarca Brainovich.
Ma come si garantisce la cosiddetta radioprotezione del paziente? “La radioprotezione del paziente – spiega l’esperta – deve essere intesa come l’insieme delle attività volte a garantire in sicurezza l’esposizione alle radiazioni ionizzanti, ovvero a garantire che i benefici diagnostici o terapeutici superino i rischi. In sintesi, può essere attuata se vengono rispettati i principi fondamentali della radioprotezione che impongono la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici complessivi prodotti dalle radiazioni rispetto al danno alla persona che l’esposizione potrebbe causare, e che stabiliscono che le esposizioni devono essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile e compatibile con il raggiungimento dell’informazione diagnostica richiesta”. In proposito, nel 2023 “nella nostra azienda è stato istituito un gruppo di lavoro multidisciplinare denominato ‘Dose team’, dove le diverse figure coinvolte (fisici, medici, Tsrm-tecnici sanitari radiologia medica) si confrontano e collaborano per garantire la sicurezza del paziente esposto a radiazioni ionizzanti. Diffondere le competenze e interagire tra le diverse professionalità è fondamentale per avere un sistema sanitario di qualità che abbia al centro della propria mission la salute di tutti i cittadini”, conclude Brainovich.
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