A Roma, nel caotico cuore della stazione Termini, una rete di furti ha travolto un simbolo della quotidianità cittadina: la Coin, un negozio affollato dove migliaia di pendolari passano ogni giorno.
Una commessa di 43 anni, da anni dietro il bancone, è finita al centro di un’inchiesta per furto aggravato. Con lei, ben 21 agenti di polizia e carabinieri sono ora indagati, un colpo che fa tremare i pilastri della sicurezza urbana.
Termini non è solo una stazione. È un crocevia di vite, dove treni sfrecciano e la folla si mescola in un balletto incessante. Qui, l’idea che chi dovrebbe proteggere la città finisca nel mirino delle indagini scatena un’onda di sospetti.
Fonti vicine all’inchiesta rivelano che i furti sarebbero avvenuti con astuzia, sfruttando la confusione del quartiere. Ma non solo: pare ci fosse un sistema di complicità che ha scioccato gli abitanti.
“Un fatto del genere ci fa sentire tutti un po’ più vulnerabili”, ha detto un testimone oculare, un commerciante del vicino quartiere Esquilino. “Qui a Termini, dove lavoro ogni giorno, pensavamo di essere al sicuro con le forze dell’ordine. Ora, chi possiamo fidarci?”
Le indagini procedono a ritmo serrato, con perquisizioni e interrogatori che tengono la città col fiato sospeso. Roma, con le sue strade antiche e il suo pulsare moderno, non può ignorare un caso come questo.
E mentre i dettagli emergono piano, una domanda aleggia: chi altro potrebbe essere coinvolto in questa trama oscura? La capitale attende risposte, e i romani non smetteranno di chiedersi se la loro città è davvero protetta.