Roma, la città eterna, si sveglia con un’ombra di inquietudine mentre il focolaio di epatite A scoppiato a Napoli si allunga come un’onda invisibile verso il Lazio.
Le strade affollate del centro, da Piazza di Spagna ai vicoli di Trastevere, pullulano di gente che si chiede se il virus possa arrivare qui, tra i caffè fumanti e i mercati vivaci. Dopo i casi confermati nel Sud, l’attenzione pubblica è alta: ospedali e cliniche romane sono in stato di allerta, con squadre mediche pronte a intervenire.
Claudio Maria Mastroianni, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive al Policlinico Umberto I, uno dei pilastri sanitari della Capitale, cerca di tranquillizzare i cittadini. “Non c’è motivo di allarmismo”, dichiara con fermezza, sottolineando che i protocolli di monitoraggio sono già attivi in tutta la regione.
Ma mentre Roma si prepara, con controlli rafforzati nei quartieri più popolati come l’Esquilino o la periferia est, molti si interrogano: quanto è reale il rischio per le famiglie che affollano i trasporti pubblici ogni mattina? Le autorità sanitarie promettono aggiornamenti, eppure l’incertezza resta sospesa nell’aria, spingendo tutti a riflettere su cosa potrebbe accadere se il virus oltrepassasse i confini.