A Roma, la città eterna che non dorme mai, la carenza di medici di base rischia di trasformare una routine quotidiana in una lotta per la sopravvivenza. In soli cinque anni, il Lazio ha perso il 15,8% dei dottori di famiglia, lasciando quartieri come il Prenestino e l’EUR a combattere con code infinite e appuntamenti irraggiungibili.
Gli ospedali romani sono sotto pressione, e i medici rimasti raccontano di turni estenuanti che mettono a rischio la salute di tutti. “È come se la città ci stesse crollando addosso”, spiega il dottor Marco Rossi, un medico di base nel quartiere Flaminio, che da vent’anni lotta per non chiudere lo studio. “I pazienti arrivano con problemi seri, ma io non riesco a seguirli come si deve, con liste d’attesa che si allungano ogni giorno”.
Questa emergenza non è solo un numero: colpisce le famiglie del centro storico, dove gli anziani aspettano ore per una visita, e le periferie come Tor Bella Monaca, dove i giovani rinunciano alle cure per la mancanza di opzioni. Il carico di lavoro sui medici rimasti è insostenibile, con diagnosi frettolose e un sistema sanitario che barcolla sotto il peso di una metropoli in crescita.
E mentre Roma si prepara a un’estate rovente, con turisti che affollano le strade e i servizi già al limite, ci si domanda: quanto ancora possiamo resistere prima che questa carenza diventi una crisi irreparabile? Le risposte tardano ad arrivare, e la città aspetta, in bilico tra urgenza e incertezza.