Una tranquilla intervista alla Stazione Tiburtina è finita in un incubo. Io e il mio gruppo ci siamo ritrovati circondati da individui alterati che ci minacciavano e brandivano bottiglie di vetro contro di noi e i passanti.
L’escalation è stata rapida. Gli insulti sono partiti per primi, poi ho tentato di calmare la situazione senza successo.
Per difendere il gruppo, ho dovuto estrarre lo spray al peperoncino e usarlo. Quel momento ha interrotto l’agguato.
Ma la scena è diventata assurda. All’arrivo delle autorità, gli aggressori si sono fingiti vittime e hanno provato a scagliarsi contro il personale medico.
Le forze dell’ordine erano vicine, eppure il loro intervento è arrivato in ritardo. L’Esercito ha gestito l’emergenza iniziale, mentre le minacce continuano ancora oggi, sia di persona che online, con risvolti legali in corso.
Questa vicenda surreale solleva interrogativi sulla sicurezza nelle stazioni. Alcuni, sotto l’occhio delle telecamere, tentano di passare da aggressori a innocenti, un paradosso che merita attenzione.
Fonte