Roma sotto assedio burocratico? Sabato e domenica, gli uffici anagrafici dei Municipi III, IV e V – e non solo – si animano per la corsa alla carta d’identità elettronica.
In una città come Roma, dove il traffico impazzisce e gli appuntamenti saltano per un nulla, questa apertura straordinaria è una boccata d’aria per migliaia di cittadini. I Municipi VII, VIII, IX, XI, XII, XIII e XV, più gli ex Pit, resteranno aperti il 7 e 8 marzo, trasformando il weekend in una maratona di documenti. Immaginate le vie di Centocelle o Garbatella affollate di persone con cartelle sottobraccio, pronte a sfidare le code per un pezzo di plastica che apre porte in Europa.
Ma perché tutta questa urgenza? Roma è una città che non si ferma, e la carta d’identità elettronica non è solo un tesserino: è il passaporto per viaggi, voti e servizi online. “Vogliamo facilitare la vita ai romani, soprattutto in tempi incerti”, ha dichiarato un portavoce del Campidoglio, sottolineando come questi giorni extra possano alleggerire la pressione sugli uffici. Eppure, con la Capitale che brulica di eventi e emergenze, c’è chi si domanda se basterà.
Le storie dalle strade parlano chiaro: un residente del Municipio V racconta di aver atteso settimane per un appuntamento, e ora corre al balzo. Intorno al Colosseo o nei quartieri periferici, l’attenzione pubblica cresce, con file che potrebbero intasare i trasporti e accendere discussioni. È davvero l’opportunità che serviva, o un altro caos nella giungla romana?
E mentre Roma si prepara, una domanda aleggia: quanti ne approfitteranno, e cosa succederà se le promesse non reggono? I cittadini sono pronti a dire la loro.