Da circa un mese, un uomo anziano e fragile dorme sul selciato di una delle piazze più frequentate di Roma. Siamo a Testaccio, un quartiere che un tempo rappresentava il cuore popolare della capitale e ora si trasforma per il lusso e le residenze di pregio.
L’uomo si fa chiamare “Mowgli”. Nei colloqui con lui, emerge una realtà drammatica: non è autosufficiente, e la sua salute peggiora giorno dopo giorno. L’indifferenza delle istituzioni non è l’unico problema; si aggiunge l’ipocrisia di chi osserva da lontano.
Esiste una narrazione “buonista” che trasforma questa tragedia in una scelta pittoresca, quasi un tocco decorativo per il quartiere. Offrire una moneta non aiuta davvero: diventa solo un gesto di autocompiacimento.
Lasciare un uomo a morire lentamente in piazza non rispetta la sua libertà: rappresenta l’ultima frontiera del degrado umano. Mettersi in mostra nel cuore di un’area ricca è il grido disperato di chi ha perso la voce.
Le istituzioni dove sono?
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