Ogni giorno, Roma è teatro di storie, ma quando una giovane donna scompare, il silenzio si fa assordante. Federica Galassetti, 32 anni, è uscita di casa e non è più tornata. Una pagina nera che non siamo pronti a scrivere, ma che, purtroppo, ci costringe a fare i conti con una realtà inquietante.
Le forze dell’ordine lavorano incessantemente, il cuore della capitale si stringe attorno ai familiari disperati, eppure l’ansia di qualcosa di più drammatico aleggia nell’aria. “Potrebbe essere in difficoltà”, dicono, e questa frase colpisce come un pugno allo stomaco. La verità è che non sappiamo cosa sia successo, e questa incertezza è come un peso insopportabile che grava sulle spalle di chi ama.
Mentre le ricerche si intensificano, ci si interroga su quanto sia cambiata la nostra città. Nel caso di Federica, quanto ci hanno davvero insegnato le tragedie passate? Ormai siamo abituati a scorrere tra notizie di scomparse, violenze, e atti di invadenza. E la domanda che ci si pone è: quanto è sicura Roma realmente per una giovane donna che decide di uscire sola?
La scomparsa di Federica ha sollevato un’ondata di preoccupazione. Commenti, post, condivisioni sui social. La gente si mobilita, ma nel fondo dei commenti si legge anche un pezzetto di indifferenza, come se la notizia fosse l’ennesimo episodio in un dramma che non ci tocca da vicino. “Non può succedere a me”, pensiamo. Ma quanto lungo è il confine tra noi e gli altri?
Le famiglie, gli amici, i conoscenti di Federica non possono lasciare che questa storia cada nel dimenticatoio. La scomparsa è un atto di violenza insensata, è una violazione della nostra umanità e del nostro senso di sicurezza. È il momento di chiedersi seriamente: quanto è implicato il nostro tessuto sociale in questo? Siamo disposti ad alzare la voce quando le cose non vanno per il verso giusto?
Federica Galassetti è una persona, non un numero. E nel momento in cui ci uniamo nel velo di angoscia che la circonda, forse possiamo iniziare a costruire un’idea di comunità che non vogliamo più disunire. Perché ogni scomparsa potrebbe essere vicina a noi, potrebbe coinvolgere uno dei nostri cari.
La nuova generazione non può e non deve abituarsi all’indifferenza; le domande che dobbiamo porci sono tante e le risposte, purtroppo, non ci sono. Ci si può solo chiedere quanti altri Federica ci siano e quale sarà il loro destino. Roma, svegliati!