Roma in balia della violenza: cosa ne sarà dei nostri trasporti pubblici?

Roma in balia della violenza: cosa ne sarà dei nostri trasporti pubblici?

Non passa giorno senza che un atto di violenza scuota Roma. Ultimo episodio: un 43enne, in trasferta da Tor Bella Monaca, ha pensato bene di trasformare la corsa in bus in un vero e proprio teatro dell’assurdo, molestando i passeggeri e aggredendo il conducente. Ma a questo punto, sorge spontanea una domanda: cosa stanno facendo le autorità per garantire la sicurezza? Eppure, ogni volta che apriamo il giornale, ci imbattiamo in racconti sconvolgenti di violenza, che toccano da vicino ogni cittadino.

Il clima di insicurezza si fa sempre più pesante. I mezzi pubblici, un tempo un simbolo di mobilità collettiva, sono diventati veri e propri campi di battaglia. Gli episodi di violenza sulle corriere non sono isolati; dal centro alla periferia, sembra che l’inciviltà prenda piede. Un passeggero ha testimoniato: “Non ci sentiamo più al sicuro. Ho paura di salire su un bus, ogni volta mi chiedo se tornerò a casa sano e salvo.”

Le autorità infatti devono intervenire, non solo a parole ma con misure concrete. Video sorveglianza, maggior controllo e una presenza costante delle forze dell’ordine possono essere il primo passo. E se invece si continuasse ad assistere passivamente a tutto questo? I treni e i bus rischiano di diventare luoghi di violenza, invece che di comunità.

Ma non è solo questione di sicurezza. È un problema di cittadinanza, di eguaglianza. Chi oggi deve affrontare il viaggio quotidiano per lavoro o studio non può sentirsi un prigioniero nel mezzo di trasporti pubblici. La denuncia è chiara e netta: “In questa città si deve poter viaggiare senza paura,” afferma un cittadino esasperato.

La situazione è inaccettabile. Non possiamo più ignorarla. La questione della sicurezza va al di là di un protocollo di polizia; richiede un ripensamento del nostro modo di vivere la città. Sarà davvero difficile garantire un cambio di rotta, a prescindere dalla volontà delle autorità? E il silenzio della politica cosa ci sta dicendo?

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