A Roma, un medico ha lavorato quasi 500 ore in un solo mese, accumulando uno stipendio da capogiro che sfiora i 35mila euro: una storia che accende i riflettori su un sistema sanitario sempre più sotto pressione.
In un quartiere affollato come il centro storico, dove gli ospedali ronzano giorno e notte, questo “medico gettonista” è tornato al centro delle polemiche, con ore di lavoro che superano ogni limite ragionevole. Secondo fonti interne, in appena trenta giorni ha coperto turni infiniti, lasciando colleghi e pazienti a chiedersi come sia possibile. La Regione Lazio ha già avviato un’interrogazione, mentre la cronaca Roma si interroga su chi paga il prezzo di queste maratone professionali.
“Non è accettabile che un singolo medico accumuli così tante ore, mentre il resto del personale è esausto”, ha dichiarato un consigliere regionale del Lazio, voce di chi da anni combatte per regole più severe. Le sue parole riecheggiano nei corridoi degli ospedali romani, dove il traffico impazzito e la vita frenetica amplificano il caos.
Ora, con l’interrogazione in corso, l’attenzione pubblica si concentra su possibili abusi: quanto è sostenibile un sistema che premia ore estreme? In zone come il quartiere Prati, vicino ai principali nosocomi, residenti segnalano code infinite e medici stremati, alimentando il dibattito.
Ma cosa succederà dopo? Le indagini porteranno a veri cambiamenti, o resterà solo un’altra storia nella cronaca Roma, con più domande che risposte?