A Roma, le pompe di benzina stanno esaurendo il gasolio, lasciando migliaia di automobilisti in panne nel caos del traffico eterno. Non è una crisi improvvisa legata a tensioni internazionali, ma un problema radicato qui, tra le strade acciottolate del centro e le arterie intasate dell’EUR.
I benzinai della capitale segnalano scorte al minimo da giorni, con code che si allungano sotto il sole di primavera. “Non è colpa di Hormuz o di chissà quali giochi geopolitici”, spiega Marco Pasetti, presidente del sindacato dei benzinai, “è la logistica che fa acqua, con ritardi nei rifornimenti e infrastrutture obsolete che non reggono il passo”. Le sue parole riecheggiano tra i pendolari che, da Tiburtina a Ostia, si trovano improvvisamente a piedi.
Ogni giorno, Roma si sveglia con un problema in più: autobus che saltano le corse, taxi bloccati ai distributori, e famiglie che rimandano gli spostamenti. Il quartiere di Trastevere, con le sue viuzze strette, è un esempio lampante: qui, i residenti parlano di file infinite e benzinaio che alzano bandiera bianca prima di sera. Unem, l’associazione dei petrolieri, conferma che si tratta di inefficienze locali, non di shortage globali.
Mentre la città ruggisce di clacson e proteste, l’attenzione pubblica cresce. Gli autisti di mezzi pesanti, vitali per le consegne in zone come il Ghetto ebraico, temono ripercussioni sulle forniture quotidiane. È una situazione che mette tutti in allerta: da chi corre al lavoro a chi si prepara per un weekend fuori porta. Ma fino a quando durerà? I romani si interrogano, e le risposte tardano ad arrivare.