Cronaca
La guerra contro lo spaccio a San Basilio: un’illusione di legalità?
Quando parliamo di San Basilio, il pensiero corre subito a un quartiere segnato da storie di vita distrutta e speranze spezzate. Nessun luogo è immune dalla piaga della droga, ma al bar La Coltellata l’incubo torna a essere palpabile. Tra condanne e arresti, sembra che la battaglia contro lo spaccio di droga sia una guerra persa in partenza.
Dopo cinquant’anni di scontri e repressioni, è lecito chiedersi: cosa è cambiato davvero? La giustizia ha dato il suo verdetto, ma il bar continua ad essere un punto di riferimento per chi vive nell’ombra della illegalità. A cosa serve la condanna di uno spacciatore se, a pochi passi, un altro si fa avanti pronto a riempire il vuoto? Come dichiara un residente: “Qui le forze dell’ordine fanno quel che possono, ma ci vorrebbe ben altro per ridare dignità a questa comunità”.
Le istituzioni si trovano a fronteggiare un’emergenza che non è solo di polizia, ma sociale. Gli arresti non bastano se non accompagnati da interventi significativi nel tessuto socio-economico del quartiere. La lotta alla droga rischia di diventare solo un gioco di numeri, un bollettino di guerra che narra di spacciatori incarcerati, ma non di famiglie recuperate o di vite risollevate.
San Basilio chiede di più: progetti di riabilitazione, iniziative culturali, educazione nelle scuole. La sicurezza non può basarsi solo sulla repressione, ma deve integrarsi con strategie che possano restituire un futuro a chi quel futuro lo ha visto svanire. Non è chiedere troppo, è una questione di giustizia sociale.
Ma, come sempre, ci si scontra con la realtà. La strada è in salita e gli sforzi sembrano spesso insufficienti. La vera domanda è: fino a quando possiamo ignorare il grido di aiuto di una intera comunità? È tempo di agire, non solo di condannare.
